Una proposta «tardiva», anzi una «trappola»: Silvio Berlusconi respinge la tregua offerta ieri da Gianfranco Fini, e secondo quanto riportato da tutti i giornali conferma la linea dura nei confronti del Presidente della Camera e dei suoi uomini: rottura con Fini ed espulsione dei suoi fedelissimi, linea che dovrebbe essere sancita stasera nell’Ufficio di presidenza del Pdl. Sul tavolo del vertice di ieri notte a palazzo Grazioli, l’offerta di pace di Fini («Resettiamo tutto») è arrivata intorno alle 21.
Ma l’interpretazione del vertice del Pdl riunito a casa del premier è stata secca: «È una trappola – avrebbe detto Berlusconi – se avesse voluto la tregua l’avrebbe proposta un mese fa. Adesso è solo un modo per prendere tempo». E così lo stato maggiore del Pdl prepara un documento di «censura politica» contro il co-fondatore del partito, che dovrebbe essere approvato oggi nell’Ufficio di presidenza convocato per la serata. È suscettibile di modifiche fino all’ultimo momento utile e probabilmente anche nel corso dell’ufficio di Presidenza del Pdl. Ma il documento di ‘scomunica’ di Gianfranco Fini e dei finiani ai quali sta lavorando il Pdl in vista della riunione di stasera conterrebbe dure accuse. Politicamente rilevante sarebbe fra l’altro il passaggio contenuto nel testo del documento, riferiscono fonti del partito, in cui si rileva che Fini e alcuni dei suoi uomini non sono più «politicamente vicini al Pdl». Alla stesura del testo sta lavorando lo stato maggiore del partito, ma in particolare il coordinatore Sandro Bondi, che
negli ultimi mesi ha di frequente duramente polemizzato proprio con Fini.
Parallelamente, si dovrebbero avviare le complicate procedure per arrivare all’espulsione dal Pdl dei ‘finianì più esposti: Italo Bocchino, Carmelo Briguglio, Fabio Granata. In questo modo, è la strategia del Cavaliere, Fini si troverebbe isolato nel partito. Ma sempre nell’intervista al ‘Fogliò il Presidente della Camera ribadiva: «Qui sto, e qui resto». Tuttavia Berlusconi già prepara il ‘dopo-Finì: ieri ha incontrato i deputati Liberaldemocratici, pronti a rimpolpare le fila della maggioranza dopo la cacciata dei finiani.
Ufficio di presidenza
L’ufficio di presidenza del Pdl è stato convocato. L’appuntamento a Palazzo Grazioli è per le 19, con un’ora d’anticipo sul previsto.
Bersani
Dopo che Bersani ha spiegato la sua idea di una «fase di transizione» esposta ieri in Aula alla Camera, i cronisti gli hanno chiesto cosa ne pensasse di eventuali elezioni anticipate: «Le elezioni anticipate – ha replicato – non sono nè nelle nostre disponibilità nè nelle nostre intenzioni». «Io credo che la maggioranza – ha proseguito – debba decidere tra un pensiero nuovo, un galleggiamento o uno strappo. Noi siamo pronti ad ogni evenienza, ma sta alla responsabilità di chi governa prendere certe decisioni». I cronisti hanno quindi chiesto cosa ne pensasse di un governo di transizione che comprendesse anche i finiani: «Dipende dall’oggetto di cui si discute – ha risposto Bersani – se si parla di democrazia parlamentare da ristabilire, di legalità e di temi fondanti, noi non abbiamo pregiudiziali». I cronisti hanno sottolineato al segretario del Pd le parole di elogio nei suoi riguardi espresse dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha definito «efficace» il suo intervento alla Camera sulla manovra: «Ieri le mie parole sono apparse veritiere – ha osservato Bersani – perchè ho sottolineato come da mesi si parla di intercettazioni, che potevano essere risolti in 5 minuti se non ci fossero state seconde intenzioni e non si parla di lavoro. Questo è drammaticamente vero e lo capiscono anche i colleghi che siedono nei banchi della maggioranza». «Questo però – ha aggiunto – è il limite del berlusconismo, che è ineliminabile: al lui la sostanza agli altri la propaganda. I disoccupati, la gente normale, i cassintegrati devono accontentarsi di favole, sogni e propaganda; i problemi di cui ci dobbiamo occupare sono quelli suoi. Forse Fini intendeva dire questo: se è così io sono d’accordo».
Finiani si preparano all’espulsione
I finiani già si preparano all’espulsione dal partito: 33 deputati avrebbero già firmato la richiesta di costituzione di un nuovo gruppo parlamentare (alla Camera servono 20 deputati). Secondo quanto si apprende, gli aderenti sarebbero, tra gli altri: Bocchino, Briguglio, Granata, Raisi, Barbareschi, Proietti, Divella, Buonfiglio, Barbaro, Siliquini, Perina, Angela Napoli, Bellotti, Di Biagio, Lo Presti, Scalia, Conte, Della Vedova, Urso e Tremaglia. Secondo quanto riferiscono, ci sarebbero poi altri deputati finiani, che non aderiscono a Generazione Italia, che starebbero valutando la possibilità di firmare il modulo. Fra questi, Bongiorno, Paglia, Lamorte, Rubens, Menia, Angeli, Ronchi, Moffa, Cosenza, Patarino. Alcuni di loro hanno espresso nelle settimane passate dubbi sulla possibilità di seguire Fini nel caso di una rottura, ma altri sarebbero pronti a seguire questa strada.
«Questi numeri mettono la golden share del governo nelle mani di Fini», dice convinto una fonte parlamentare che partecipa al progetto. La richiesta che verrebbe depositata nel momento in cui dovesse scattare il provvedimento di espulsione o di sospensione, dal gruppo o dal Pdl, per Bocchino e Granata. «Altri deputati preferiscono aspettare che arrivi il provvedimento – spiega un finiano – e di leggere il documento politico che l’Ufficio di presidenza del Pdl dovrebbe approvare stasera contro Fini».
A questo proposito, alcuni consiglieri di Silvio Berlusconi stanno provando un ultimo tentativo per convincere il premier a non percorrere la strada dell’espulsione, e ad evitare un documento troppo duro nei confronti di Fini e dei suoi uomini. Particolarmente attivo in questa direzione il consigliere giuridico di Berlusconi, Niccolò Ghedini. Quel che i finiani assicurano nei conciliaboli in Transatlantico e nel cortile di Montecitorio, è che un provvedimento di espulsione nei confronti di esponenti vicini a Fini «riceverà senz’altro una risposta adeguata». E che «se la conta dovesse davvero partire, i numeri saranno altri… Decisamente superiori a 25».
