Il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini – già indagato sia nell’ambito dell’inchiesta su presunti appalti pilotati per l’eolico in Sardegna che in quella su una presunta associazione segreta – risulta nuovamente indagato dalla procura di Firenze, con l’accusa di mendacio bancario, nell’ambito di un’inchiesta sull’attività del Credito Cooperativo Fiorentino, istituto dalla presidenza del quale oggi si è dimesso. Lo riferiscono fonti giudiziarie, spiegando che Verdini risulta indagato insieme ad altre nove persone dai magistrati fiorentini in un’inchiesta che riguarda prestiti erogati dal Ccf nel 2008 a società del gruppo imprenditoriale Baldassini Tognozzi Pontello (Btp) dell’amico Riccardo Fusi (dimessosi mesi fa dalla presidenza del suo gruppo) sulla base di contratti preliminari di compravendita fittizi.
La decisione di dimettersi dalla presidenza e dal cda di Ccf è stata annunciata in una lettera inviata ai vertici nell’istituto il 23 luglio scorso e resa nota oggi, nel giorno in cui Verdini viene sentito, ormai da diverse ore, dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo nell’ambito dell’inchiesta sulla P3, presunto comitato d’affari segreto che avrebbe mirato ad influenzare le istituzioni per favorire il governo del premier Silvio Berlusconi.
Il coordinatore del Pdl è arrivato a Palazzo di Giustizia con il suo legale, Franco Coppi, senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti. «In questi mesi si è abbattuta sulla mia persona e indirettamente sul Credito Cooperativo Fiorentino una tempesta mediatica e giudiziaria di ampie proporzioni, proporzioni rese certamente più eclatanti dal ruolo politico che rivesto», è scritto nella lettera resa nota oggi, di cui ampi stralci sono stati diffusi dall’agenzia Reuters.
Nell’inchiesta sulla P3, che vede indagati anche il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri e l’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, Verdini è accusato di associazione per delinquere e violazione della legge Anselmi. «Sono assolutamente certo di poter dimostrare, e lo farò nelle sedi opportune, la mia estraneità da ogni illecito che mi viene in questa fase addebitato. Tuttavia devo prendere atto che la rilevanza assunta dai fatti che mi vengono imputati — rilevanza che va ben al di là del merito stesso dei problemi — rischia di gettare un’ombra sulla banca», continua Verdini nella lettera.
Il coordinatore del Pdl ricorda poi il ruolo rivestito negli anni dal Credito Cooperativo Fiorentino, scrivendo che «sono risultati che nessuna tempesta mediatica o giudiziaria può cancellare». «Proprio per questo e per l’impegno che ho profuso in questi anni, per tutelare la banca e assicurarne la crescita, non posso assistere passivamente al tentativo di coinvolgerla in vicende che potrebbero danneggiarla… ho assunto la decisione di dimettermi irrevocabilmente dalla carica di presidente del consiglio di amministrazione del Credito Cooperativo Fiorentino», scrive ancora Verdini, indagato anche nell’inchiesta fiorentina — poi trasferita a Roma — sull’assegnazione degli appalti nelle cosiddette Grandi opere. Intanto il Credito Cooperativo Fiorentino annuncia in una nota diffusa questo pomeriggio le dimissioni di tutti i componenti del Cda dopo che Verdini ha lasciato l’incarico.
«Il Consiglio di amministrazione, ribadendo di aver condiviso, fin dalle modalità di elezione, la gestione ordinaria e la totalità delle scelte, operate nell’esclusivo interesse della banca e dei soci, esprimendo la propria solidarietà al presidente dimissionario, rassegna le proprie dimissioni irrevocabili», si legge nella nota.
Il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini – già indagato sia nell’ambito dell’inchiesta su presunti appalti pilotati per l’eolico in Sardegna che in quella su una presunta associazione segreta – risulta nuovamente indagato dalla procura di Firenze, con l’accusa di mendacio bancario, nell’ambito di un’inchiesta sull’attività del Credito Cooperativo Fiorentino, istituto dalla presidenza del quale oggi si è dimesso. Lo riferiscono fonti giudiziarie, spiegando che Verdini risulta indagato insieme ad altre nove persone dai magistrati fiorentini in un’inchiesta che riguarda prestiti erogati dal Ccf nel 2008 a società del gruppo imprenditoriale Baldassini Tognozzi Pontello (Btp) dell’amico Riccardo Fusi (dimessosi mesi fa dalla presidenza del suo gruppo) sulla base di contratti preliminari di compravendita fittizi.
La decisione di dimettersi dalla presidenza e dal cda di Ccf è stata annunciata in una lettera inviata ai vertici nell’istituto il 23 luglio scorso e resa nota oggi, nel giorno in cui Verdini viene sentito, ormai da diverse ore, dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo nell’ambito dell’inchiesta sulla P3, presunto comitato d’affari segreto che avrebbe mirato ad influenzare le istituzioni per favorire il governo del premier Silvio Berlusconi.
Il coordinatore del Pdl è arrivato a Palazzo di Giustizia con il suo legale, Franco Coppi, senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti. «In questi mesi si è abbattuta sulla mia persona e indirettamente sul Credito Cooperativo Fiorentino una tempesta mediatica e giudiziaria di ampie proporzioni, proporzioni rese certamente più eclatanti dal ruolo politico che rivesto», è scritto nella lettera resa nota oggi, di cui ampi stralci sono stati diffusi dall’agenzia Reuters.
Nell’inchiesta sulla P3, che vede indagati anche il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri e l’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, Verdini è accusato di associazione per delinquere e violazione della legge Anselmi. «Sono assolutamente certo di poter dimostrare, e lo farò nelle sedi opportune, la mia estraneità da ogni illecito che mi viene in questa fase addebitato. Tuttavia devo prendere atto che la rilevanza assunta dai fatti che mi vengono imputati — rilevanza che va ben al di là del merito stesso dei problemi — rischia di gettare un’ombra sulla banca», continua Verdini nella lettera.
Il coordinatore del Pdl ricorda poi il ruolo rivestito negli anni dal Credito Cooperativo Fiorentino, scrivendo che «sono risultati che nessuna tempesta mediatica o giudiziaria può cancellare». «Proprio per questo e per l’impegno che ho profuso in questi anni, per tutelare la banca e assicurarne la crescita, non posso assistere passivamente al tentativo di coinvolgerla in vicende che potrebbero danneggiarla… ho assunto la decisione di dimettermi irrevocabilmente dalla carica di presidente del consiglio di amministrazione del Credito Cooperativo Fiorentino», scrive ancora Verdini, indagato anche nell’inchiesta fiorentina — poi trasferita a Roma — sull’assegnazione degli appalti nelle cosiddette Grandi opere. Intanto il Credito Cooperativo Fiorentino annuncia in una nota diffusa questo pomeriggio le dimissioni di tutti i componenti del Cda dopo che Verdini ha lasciato l’incarico.
«Il Consiglio di amministrazione, ribadendo di aver condiviso, fin dalle modalità di elezione, la gestione ordinaria e la totalità delle scelte, operate nell’esclusivo interesse della banca e dei soci, esprimendo la propria solidarietà al presidente dimissionario, rassegna le proprie dimissioni irrevocabili», si legge nella nota.
