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Poema futurista: Carrozza Ristorante Milano-Verona

Poema futurista: Carrozza Ristorante Milano-Verona(Onda International, 29/07/07) – Dirompenti e leggiadri allo stesso tempo, riportiamo i seguenti piacevolissimi versi di Nino Della Casa. Scritti nel 1921 e pubblicati nello stesso anno dal settimanale Il Mare, di Rapallo, sono dedicati a F.T. Marinetti e formeranno parte del libro “Domani ameremo così”, pubblicato successivamente. La riproduzione allegata è dell’opera “Treno partorito dal sole” (1924) di Fortunato Depero.

Carrozza Ristorante Milano-Verona di Nino Della Casa
a F.T.Marinetti

Rututum rututum tratum tratarò…
trampolì trampolò trampolà…
vuf-vuf-vuf… vuf-vuf-vuf… vuf-vuf-vuf…
tlottlotlò tluttlutlù-tlo tlo tlo tlo tlu tlu tlù…

– Prima Serie, Signori… si serve..
Tensione flessuosissima dei palati,
degli occhi,
delle lingue,
delle mascelle,
delle gambe malferme traballanti,
lungo i! corridoio geometrico,
verso la vettura ristorante…

Di fronte a me
venne a sedere una piccola incognita bionda;
mangiava colle mani inguantate
con aristocratica noncuranza.
Ogni tanto
mi guardava di sfuggita
perché sentiva i miei occhi su di lei;
poi, guardavamo entrambi
fuori del finestrino.

L’ombra rotolava nella notte,
travolta dalle vampate fumose
della macchina.
I vagoni, passando,
proiettavano un “film” originale
di tanti finestrini illuminati
sull’immobilità cretina dei campi…

Ad un sobbalzo del vagone
intesi un suo piedino,
leggero piccolino
poggiarsi inconsapevole sui miei;
macchinalmente la guardai
con un’occhiata feroce carezzevole:
essa comprese:
disse: -pardon…-

La sua voce
mi fece pensare a una casetta di perle
in un’anfora di rame…
Tanta era carezzevole la sua voce…

– Signorina
la cenere della sigaretta vi brucia una manica
– Dove?… Ah! grazie…
– Andate a Venezia?…
– No, scendo a Padova… ma voi,
Scusate, chi siete?…
– Io?… -sono un futurista –
-Un futurista?… Come Marinetti? -.
L’ho visto a Milano, una sera,
al Cova!…
Rise
I suoi dentini rilucevano
come corolle di gigli
nelle mattine di rugiada…

Mi fece pensare, il suo riso,
all’immensità plumbea del mare,
in una notte di tempesta
percorsa da una musica disperata
di violinisti
impazziti sulla tolda
di un veliero disalberato…

— lo vi ammiro, continuò,
perché siete tutti giovani
nell’anima… giovani veramente,
non mai sazi di ebbrezza. vertiginosa.
Siete automobili tutte rosse
lanciate a follissima corsa
attraverso il mondo rammollito…
e lasciate dietro voi… nella polvere,
il volgere lento-stagnante degli anni
che imprigionino i cervelli passatisti
gretti, vigliacchi, miserabili, cretini…
Io vi ammiro perché avete tutto,
e siete i nemici più spavaldi
della nostra schiavitù morale
alla quale vi siete ribellati…
Siete forti…

Rise di nuovo
attraverso il velo grigio di fumo
ricamato dalle nostre sigarette…

Più tardi
nelle scompartimento,
mentre qualcuno dormiva,
nella penombra delle ore notturne,
monotone, interminabili,
la baciai mille volte sulla bocca,
sui dentini che parevano gigli,
pensando alta musica lontana
dei violinisti impazziti…