International Society

Farage, i segreti dell’alleato di Grillo

(L’Unità, 30/05/14) – Nigel Farage è uno specialista del «non sono razzista, però…». Uno dei suoi cavalli di battaglia è la denuncia dei pericoli che corre il Regno Unito aprendo le frontiere agli immigrati bulgari e romeni, che in quanto cittadini di Paesi membri dell’Unione Europea hanno ora maggiore facilità di accesso anche oltre Manica.

Ecco come il leader dell’Ukip (Partito per l’indipendenza del Regno Unito), recente trionfatore nelle elezioni europee in Gran Bretagna, si difende dall’accusa di affrontare la questione con argomenti xenofobi. «Non voglio si pensi che io covi sentimenti discriminatori verso i romeni. Dico solo che il problema esiste e non si può nasconderlo sotto il tappeto: l’impatto del crimine organizzato su Londra e altre parti del Paese.

Il 7% dei reati commessi nei 28 Paesi della Ue è opera di 240 bande romene. Ma se impediamo a quei gangster di approdare a Dover, non avremo nulla di cui preoccuparci».

Esperto in corto circuiti logici, Farage nega di essere razzista, ma poi suggerisce senza esporla apertamente un’equiparazione fra un intero gruppo etnico e una sua componente del tutto minoritaria. Dire le cose più assurde, per poi negarle, e ridirle nuovamente cucinate in maniera lievemente diversa, è un’arte in cui eccelle. Spara cifre a caso.

«Ci sono 9000 est-europei nelle prigioni inglesi». In realtà arriva a 10000 il totale degli stranieri di qualunque nazione detenuti nelle carceri di Sua Maestà. Comunque quello che secondo lui preoccupa i concittadini non sono gli immigrati, ma il loro «calibro». Quando poi gli fanno notare che tutta la campagna contro gli stranieri che portano via il lavoro agli inglesi è contraddetta dal suo matrimonio con una donna tedesca, assicura che la signora Kirsten Mehr svolge un lavoro che altri non saprebbero assolutamente fare!

Gioca con le idee e con le parole con l’abilità istrionica che troppo spesso gli ha procurato simpatia e comprensione anche quando affermava le assurdità più inaudite. A un giornalista che timidamente dice di non condividere alcune sue posizioni, risponde ridendo: «Nemmeno io». E chiude il discorso così. È piuttosto elastico nell’aderire a certi valori così come nel prenderne le distanze se gli conviene.

«Ci occorre una difesa molto più muscolare della nostra eredità giudaico-cristiana. È questo il messaggio che vorrei sentire dall’arcivescovo di Canterbury e dai nostri politici. Tutto il resto è compromesso del peggior tipo». Se gli fanno notare che lui, per sua stessa ammissione, va in chiesa quattro o cinque volte all’anno, allora scopre di parlare non come difensore della fede ma di una «identità».

Del suo personaggio fanno parte certe ostentazioni polemiche, come il rifiuto di alzarsi, unico fra 700 deputati, quando il principe Carlo si recò in visita all’Europarlamento. Motivo: non poteva tollerare che l’erede al trono d’Inghilterra omaggiasse la roccaforte di coloro che ne minano la sovranità. Ha attribuito a Van Rompuy «il carisma di uno straccio fradicio», e attaccato quasi tutti i governi nazionali come «schiavi della troika». Ammira più di ogni altro statista al mondo Vladimir Putin. «Per la sua abilità», precisa, «non come uomo».

Quando gli chiedono cosa pensi dell’omosessualità, si paragona a quella scimmietta che «non vede, non parla, non sente». Ma i suoi compagni di partito sono molto più espliciti. «Tra omosessualità e pedofilia ci sono tali legami che non basta un’enciclopedia» dice Julia Gasper. E Douglas Kenny incalza: «I gay sono sodomiti e comunisti, la piantino di dirsi normali». Quanto alle donne, Farage ha idee piuttosto chiare: «Valgono meno, è giusto guadagnino meno, vanno in maternità».

Il leader dell’Ukip beve, mangia e fuma senza freno. Ama descrivere se stesso come l’uomo della strada, o per usare le sue parole, «il tizio che incontri al pub». Sostiene di essere in guerra contro l’establishment tutto intero, perché «non c’è più destra e sinistra», ma solo la gente comune e la classe politica. Alla quale finge di non appartenere, benché faccia politica sin da quando aveva vent’anni.

Lasciò il partito conservatore, appena John Major firmò il trattato di Maastricht. Da allora ha militato in diverse formazioni, tutte con un marcato orientamento anti-Ue. Nemico di Bruxelles, dal 1999 passa gran parte del suo tempo nella capitale dell’Unione, venendo regolarmente eletto come rappresentante dell’Ukip in quelle stesse istituzioni alle quali «vorrebbe provocare tanti guai», come ha detto l’altro giorno al suo amico e potenziale alleato Beppe Grillo.

Tuona sovente contro coloro che «campano a spese dei contribuenti», cioè i politici, come se lui appartenesse a un altro pianeta. Già nel 2009 il settimanale Observer calcolava in «oltre due milioni di sterline» le somme incassate da Farage nei dieci anni sino ad allora passati all’Europarlamento.

Original source: http://www.unita.it/mondo/nigel-farage-ukip-grillo-m5s-ue-parlamento-europeo-euro-anti-tax-noeu-noue-euroscettici-1.572128