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Perché non ci dispiace Donald Trump

Perché non ci dispiace Donald Trump(A.Cacciola Donati – Onda International, 29/01/17) – A parte che l’attuale presidente è stato eletto dal popolo americano e, pertanto, credo che occorra innanzitutto rispettare sua scelta, vorrei discostarmi dal linciamento mediatico effettuato nei suoi confronti.

L’allineamento ideologico dei mass-media con i democratici americani, e non solo, lascia veramente perplessi ed evidenzia un’enorme mistificazione. Basta semplicemente ripercorrere alcune delle pagine più tragiche della storia mondiale contemporanea per trovare quasi sempre il nome di un presidente democratico dietro ad esse. Le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki (1945) volute da Truman (vice di Roosevelt, prematuramente deceduto); l’invasione di Cuba, baia dei Porci (1961) ordinata da Kennedy; l’escalation dei bombardamenti in Vietnam
con Lyndon B. Johnson (1964); mentre l’intervento militare in Bosnia (1995), i drammatici bombardamenti dell’antica Yugoslavia (1999), l’operazione Volpe del deserto contro l’Iraq avvennero con Bill Clinton. Infine, lo stesso Obama, nonostante il premio Nobel, non può certamente essere additato ad esempio di pace: la situazione in Iraq, Siria, Libia, Afghanistan ,Somalia, etc. è abbastanza eloquente al riguardo.

Restando sull’argomento dei rapporti internazionali, ben venga l’isolazionismo auspicato da Donald Trump. L’intervento americano nello scacchiere internazionale, purtroppo, ha quasi sempre provocato l’avvio di nuove guerre, con bombardamenti e, inesorabili, migrazioni di civili.  Ancor oggi sono illuminanti le parole di J.O’Connor e P.Sweezy al riguardo del complesso economico-militare che dominerebbe i governi americani nelle loro fasi intervenzionistiche.

Inoltre, un’altra gran bella notizia è rappresentata dall’annullamento del programmato trattato NAFTA (The North American Free Trade Agreement) che, una volta in vigore, avrebbe significato la ratificazione del dominio legale e commerciale delle multinazionali USA sull’Europa.

In quanto, poi, all’indegnità morale e al maschilismo del nuovo presidente americano vorrei semplicemente ricordare che sussiste una grande differenza tra parole e slogan pronunciati durante una campagna elettorale e i fatti. E se J.F.Kennedy non era propriamente un esempio di padre di famiglia e Bill Clinton se la faceva con le studentesse nell’ufficio ovale della Casa Bianca (Monica Lewinsky, 1998), ancora non abbiamo costanza del comportamento di Donald Trump durante la sua presidenza.

L’immigrazione, sembra essere un altro dei talloni di Achille del neo-eletto anche se potrebbero affiorare dei dubbi. Innanzitutto, è opportuno ricordare che più di 2 milioni 400 mila persone sono state espulse negli anni in cui Obama è stato alla presidenza, circa 400 mila più di quelli che vennero espulsi da Bush, e, per di più, i dati riguardanti Obama presidente non sono completi perché si fermano al 2014: mancano ancora quelli del 2015 e quelli del 2016.
D’altro canto, la prevista diminuzione dei “bombardamenti umanitari” lascia presagire un consistente calo delle emigrazioni forzose dai paesi coinvolti.
Infine, non dovrebbero preoccuparci tanto i muri da costruire lungo le frontiere quanto i “muri” meno concreti ma ben più consistenti che gli immigrati trovano alla fine del loro cammino: emarginazione, sfruttamento e sradicamento. Quando le bombe finalmente non cadranno più sarà giunta l’ora di ricostruire con l’aiuto dei tanti profughi che ben volentieri ritorneranno sulla loro terra.