Arte

Kandinskij in mostra al Mudec

(S.A.Barrilà, M.Pirrelli – Il Sole 24 Ore, 14/03/17) – È la sera del 16 novembre 2016. Nella sede diChristie’s a New York si svolge l’attesa asta serale di opere d’arte impressionista e moderna. Il lotto numero 18 è un quadro già appartenuto alGuggenheim: «Rigide et courbé», una tela di Vasilij Kandinskij (1866-1944) del periodo parigino, l’ultima fase di produzione del grande artista russo, padre dell’Astrattismo, ora celebrato al Mudec di Milano in una mostra intitolata «Kandiskij, cavaliere errante, in viaggio verso l’astrazione» (15 marzo-9 luglio 2017) a cura di Silvia Burini e Ada Masoero. Dopo diversi rialzi viene battuta per 20,6 milioni di dollari da un acquirente in sala, il prezzo finale con le commissioni della casa d’aste è 23.319.500 $: un nuovo record, il prezzo più alto mai pagato per l’artista all’asta.

«Il fatto che un risultato così alto sia stato battuto per un quadro del ’35 ha rincuorato tutti» commenta Giovanna Bertazzoni, Deputy Chairman, Impressionist and Modern Art, Christie’s, «perché significa che il mercato riconosce che anche la produzione tarda è eccellente e di questo periodo ci sono più opere in mano privata. È rarissimo, invece, trovare sul mercato grandi tele del 1909-13, il periodo che finora era il più ricercato, quello del record del 2012 (23.042.500 $ per «Studie für Improvisation 8» del 1909). Quindi la fase del Cavaliere azzurro e del passaggio dal primo periodo russo-folklorico (in mostra al Mudec) all’Astrazione: una produzione lirica unica, veramente ispirata e non derivativa e, quindi, più desiderata. Ma oggi questo snobismo è superato, e ora che il record è di un quadro del ’35 c’è un’evoluzione dei prezzi».

Le fasi della produzione. Christie’s è considerata un’autorità nel mercato di Kandinskij, perché è qui che sono state vendute le opere più importanti (ben sette dei primi dieci realizzi per l’artista) e dove si trova la maggior varietà di opere provenienti dalle diverse fasi. A grandi linee possiamo individuarne tre. La prima è, appunto, quella di Monaco e Murnau (1909-1914), in cui Kandinskij è sposato con Gabriele Münter e frequenta Franz Marc e August Macke, nella quale gli oggetti perdono la loro forma e si dissolvono in un’esplosione di forme e colori. Un grande olio del 1909 viene generalmente stimato tra i 20 e i 30 milioni di dollari. Ma questa fase decisiva è interrotta dalla prima guerra mondiale: Marc e Macke cadono sul fronte, Kandinskij è costretto a tornare in Russia.
Qui scoppia la Rivoluzione, Kandinskij viene coinvolto nell’amministrazione culturale, ma presto cade in disgrazia e abbandona di nuovo il suo paese. La seconda fase è quella del Bauhaus (1921-1933): Kandinskij è a Dessau, insegnante alla scuola più innovativa della storia insieme a Paul Klee, ed è sposato con Nina Kandinskij. Le sue tele sono ancora più radicali, geometriche, fatte di linee, cerchi e colori che seguono un ritmo musicale. Le tele degli anni 20 con colori squillanti (la parte cromatica è sempre importante, soprattutto nella conquista di nuove frontiere del collezionismo globale) quotano tra i 10 e i 20 milioni di dollari. Ma di nuovo la storia interrompe la sua produzione: il nazismo lo costringe a trasferirsi a Parigi, dove inizia l’ultima fase, caratterizzata da una paletta più ampia di colori artificiali come il turchese, il viola, l’arancione, l’oro e l’argento e da forme organiche che si aggiungono a quelle geometriche. Di solito le opere di questa fase quotano sotto i 10 milioni di dollari, ma ora, appunto, rappresentano il record.

Il mercato. In generale le opere di Kandinskij sono piuttosto rare sul mercato, poiché l’artista non ha prodotto tantissimo. Oggi si trovano soprattutto le opere su carta, che possono arrivare in casi straordinari fino a 5-6 milioni di dollari, ma di solito sono sotto il milione. Infatti dal 2000 al 2017 sono passate in asta – osservando i dati d’asta di Artprice – oltre mille lavori tra stampe e multipli del padre dell’Astrattismo (74,6% dell’aggiudicato), 130 opere di pittura e 233 tra disegni e acquarelli. L’invenduto negli ultimi anni è stato sempre sotto il 40% e il fatturato, dopo il top del 2013 di oltre 64 milioni di dollari, si è attestato negli anni successivi tra i 40-37 milioni di dollari.

«Anche sotto i 200-300.000 dollari si possono acquistare bellissime opere» spiega Bertazzoni, «in particolare c’è la produzione su carta in bianco e nero, più accademica, che serviva a fissare sulla carta e illustrare il suo pensiero, che si trova sotto i 50.000 dollari, ma ha un grande potenziale di crescita. È una produzione più cerebrale e sofisticata che il collezionista italiano – tra i più raffinati e con una predilezione per il monocromo – comprende molto bene, tanto che molte di queste opere si trovano già dagli anni ’50-’60 in collezioni italiane e quando le offriamo sul mercato gli italiani le capiscono».

Gallerie progressiste. In generale il mercato di Kandinskij è sempre stato sostenuto da individui progressisti, capaci di riconoscere il potenziale innovativo dell’artista russo. Per esempio Arthur Jerome Eddy, un importante collezionista americano e promotore dell’Avanguardia astratta in America all’inizio del ’900, la cui collezione oggi è all’Art Institute di Chicago. Già nel 1913, infatti, il lavoro di Kandinskij è approdato negli Stati Uniti grazie alla sua presenza all’Armory Showdi New York. A Monaco intrattiene strette relazioni con il famoso gallerista Herwarth Walden, che apre la sua galleria Der Sturm nel marzo 1912 con una mostra dedicata al Cavaliere azzurro, e nell’ottobre dello stesso anno dedica una grande personale a Kandinskij, la prima, con 73 opere dal 1902 al 1912.
Ma la prima guerra mondiale interrompe lo sviluppo della sua carriera e, quando torna in Germania nel ’21, si trova a doversi reinserire nel mercato con una produzione diversa da quella per cui era noto. Ma ci riesce. Non intrattiene alcuna relazione esclusiva con un gallerista, ma espone in varie gallerie in Europa e Nord-America. Nel 1929 Solomon Guggenheim inizia la sua collezione di arte astratta dopo che l’artista e consulente Hilla Rebay lo introduce all’opera di Kandinskij, alla quale lei stessa era stata iniziata una decina di anni prima dall’artista Hans Jean Arp. «È molto interessante il fatto che Kandinskij sia stato sostenuto da due donne – commenta Giovanna Bertazzoni, – Hilla Rebay e Galka Scheyer, che hanno preso in mano la sua fortuna e hanno favorito il suo successo negli Usa». Grazie all’entusiasmo di Rebay nei confronti di Kandinskij, infatti, Guggenheim acquista più di 150 opere dell’artista, creando le basi per la grande collezione del museo.

Emmy “Galka” Scheyer, invece, è stata una collezionista, gallerista e curatrice ebrea di origini tedesche che dal 1924 ha rappresentato i «quattro blu», Kandinskij, Jawlensky, Feininger e Klee, negli Stati Uniti. Comprava direttamente dagli artisti e rivendeva ai collezionisti sulla West Coast, contribuendo all’affermazione del Modernismo europeo per quasi 30 anni. All’epoca i prezzi (a noi riportati da Christie’s) erano 80 $ per l’acquarello «Calm Repose» (1927) e 119 $ per «Clear Connection» (1925), entrambi venduti nel 1931 alla collezionista di San Francisco Evelyn Meyer. In una lettera del ’39, Galka Scheyer elenca i prezzi per gli oli: 1.000 $ per «Angular Swing» (1929); 1.200 $ per «Decisive Pink» (1932), oggi al Guggenheim; e 1.200 $ per «Dramatic and Mild» (1932), poi venduto nel 2009 daSotheby’s a New York a 10,6 milioni di dollari.
Di nuovo, quando Kandinskij è costretto a lasciare la Germania per Parigi, fatica ad inserirsi nel mercato per via dei tanti artisti presenti e, quindi, dell’alta competizione per mostre e rappresentazione, ma anche questa volta trova due gallerie lo sostengono: la piccola galleria di Montparnasse di Jeanne Bucher (di nuovo una donna), che continua a promuovere la sua arte anche durante gli anni della seconda guerra mondiale, e l’influente galleria di Christian e Yvonne Zervos negli uffici della rivista «Cahiers d’Art».

Il mercato oggi. «L’esplosione del mercato di Kandinskij si è avuta tra il 2004 e il 2012» racconta Giovanna Bertazzoni, «quando sul mercato c’erano tantissimi russi che hanno subito riconosciuto la loro identità in artisti come Kandinskij e Jawlensky. E ora sta tornando di nuovo in auge grazie alla presenza di nuovi collezionisti. Per esempio cerchiamo di portarlo in Asia: i cinesi hanno cominciano a collezionare artisti come gli Impressionisti e Picasso, ma stiamo cercando di portare anche i Surrealisti, Kandinskij e l’Espressionismo tedesco attraverso mostre nelle nostre sedi a Pechino e Shanghai e conferenze». Altri collezionisti che amano il lavoro di Kandinskij sono gli americani – oltre al Guggenheim è ben rappresentato nella collezione di Ronald Lauder, – gli svizzeri – soprattutto della parte tedesca, – il Nordeuropa, ma anche gli italiani. «Il record è stato battuto da un americano – riferisce Bertazzoni, – ma hanno gareggiato anche un dealer americano e un collezionista europeo».

I musei. Oggi le sue opere importanti si trovano all’asta, oppure da galleristi come Aquavella, Nahmad, Landau,James Roundell. Ma sono soprattutto i musei i custodi della sua opera: laTetryakov Gallerydi Mosca, che conserva i dipinti rimasti in Russia dopo la sua dipartita nel 1921; il Guggenheimdi New York, che conserva, appunto, più di 200 dipinti di cui 150 acquistati dal fondatore del museo; ilCentre Pompidoudi Parigi, che ne ha acquistati solo due quando l’artista era in vita, nel 1937 e 39, ma poi ha ricevuto 15 dipinti e 15 acquarelli da Nina Kandinskij nel 1976, nel 1980 il contenuto dello studio con la corrispondenza dell’artista, e infine nel 1994 il lascito del gallerista Karl Flinker, per cui oggi possiede più di 100 dipinti, 100 gouache, più di 500 disegni, quaderni, stampe e manoscritti; e infine la StädtischeGalerie im Lenbachhaus di Monaco, che nel 1956 ha ricevuto le opere di Gabriele Münter, per cui oggi ha 123 dipinti, 333 disegni e 27 quaderni di schizzi. In Italia alcune opere importanti si trovano al Guggenheim di Venezia e ora c’è, appunto, la possibilità di vedere al Mudec di Milano le opere del primo periodo, una produzione più di nicchia, rara, molto più legata al collezionismo russo con 53 opere e 85 tra icone, stampe popolari ed esempi di arte decorativa. Le opere, alcune delle quali mai viste prima in Italia, provengono dai più importanti musei russi, come l’Ermitage di San Pietroburgo, la Galleria Tret’jakov, il Museo di Belle Arti A.S. Puškin e il Museo Panrusso delle Arti Decorative, delle Arti Applicate e dell’Arte Popolare di Mosca.

La fondazione. Prima di morire nel 1980, Nina Kandinskij nel 1979 ha creato la Société Kandinsky come associazione non-profit con base alCentre Pompidouche univa i direttori dei tre musei sopra nominati (Pompidou, Lenbachhaus e Guggenheim), e vari specialisti dell’opera di Kandinskij per proteggere l’integrità del suo lascito (tra gli esperti più noti di Kandinskij ci sono Hans Roethel e Vivian Endicott Barnett). La Société ha finanziato il catalogo ragionato (diviso in due volumi sui dipinti, due sugli acquarelli, due sui disegni e i quaderni di schizzi e un’appendice), ha portato a termine le disposizioni testamentarie di Nina Kandinskij e delle acquisizioni per completare la collezione del Pompidou, ha pubblicato i manoscritti ed elargito borse di studio. Oggi quest’associazione non è più attiva. «Kandinskij non è un artista molto falsificato» così Bertazzoni. «Se mi arriva un’allerta al giorno per falso Picasso, per un falso Kandinskij mi capita una volta al mese». E in questo caso vale sempre la regola aurea di rivolgersi agli esperti, studiosi dell’artista.
S.A.Barrilà, M.Pirrelli – Il Sole 24 Ore, Kandinskij in mostra al Mudec. La rivoluzione dell’Astrattismo

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