Arte

A Roma la Belle Epoque di Boldini

(Ansa, 27/02/17) – Dagli esordi macchiaioli alle tentazioni impressioniste fino alla ricerca della modernità e la capacità, unica, di fissare sulla tela l’attimo fuggente di un’intera epoca: è la grande mostra antologica dedicata al genio di Giovanni Boldini, la più completa mai realizzata negli ultimi decenni, che si svolgerà dal 4 marzo al 16 luglio al Complesso del Vittoriano. Esposti 150 capolavori, provenienti dai maggiori musei internazionali, fra cui figura lo splendido ritratto di donna Franca Florio, da sempre un’icona della Belle Epoque, che proprio con l’allestimento alla rassegna romana inizia le procedure di vendita all’asta, intorno alla quale però si sono scatenate vivaci proteste.
‘Giovanni Boldini’ si preannuncia dunque come uno dei più importanti eventi espositivi della nuova stagione e del resto riunisce un numero considerevole di opere di indubbia qualità, come ‘La tenda rossa’ (1904), ‘Signora che legge’ (1875), ‘Ritratto di signora in bianco’ (1889), ‘Signora bruna in abito da sera’ (1892), ‘Ritratto di Madame Blumenthal’ (1896), capaci di ricostruire la prolifica e fortunata produzione del maestro ferrarese, divenuto tra ‘800 e ‘900 uno dei pittori più contesi di Parigi. A queste tele (in totale 120), sono inoltre affiancate una trentina di quelle realizzate da altri celebri artisti a lui contemporanei, quali Cristiano Banti, Corcos, De Nittis, Antonio de La Gandara, Telemaco Signorini, Tissot, Ettore Tito, Zandomeneghi, al fine di rendere maggiormente comprensibile il percorso creativo di Boldini e la straordinaria vivacità artistica del tempo.
L’antologica del Vittoriano (organizzata e prodotta dal Gruppo Arthemisia in collaborazione con l’Assessorato alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina) è stata curata da Tiziano Panconi e Sergio Gaddi, che hanno lavorato al progetto ben quattro anni, riuscendo così a ottenere prestiti eccezionali dal Museo d’Orsay all’Alte Nationalgalerie di Berlino, dal Beaux-Arts di Marsiglia, gli Uffizi, il Museo Boldini di Ferrara e prestigiose collezioni private.
Ecco dunque che nelle quattro sezioni in cui è articolata la mostra si susseguono gli emblematici ritratti di Giuseppe Verdi, Emiliana Concha de Ossa, Gabrielle de Rasty, Alice Regnault a cavallo, Mademoiselle de Nemidoff, ma anche i paesaggi naturali, le ambientazioni cittadine, i nudi e le toilette, ognuno dei quali caratterizzato da un’inconfondibile potenza espressiva ed energia, sempre volte a fermare l’attimo in un gesto, uno sguardo, un’atmosfera. Non a caso il percorso inizia con il soggiorno fiorentino (dal 1864 al 1870), quando Boldini partecipa al rinnovamento ideologico e artistico dei Macchiaioli, avvertendone tutta la portata innovativa. Le opere di Telemaco Signorini e soprattutto di Cristiano Banti intendono documentare il proficuo rapporto di scambi, commistioni e collaborazioni tra i protagonisti del movimento.
Dopo un breve periodo londinese, nel 1871 il pittore ferrarese si stabilisce definitivamente a Parigi e l’allestimento del Vittoriano ne da conto testimoniando la coesistenza tra le ricerche en plein air, strettamente collegate all’evoluzione impressionista, e quella che si può definire una militanza nelle fila degli artisti della Maison Goupil, del potente mercante internazionale. A portarlo nel bel mondo però è la frequentazione con la contessa Gabrielle de Rasty, narrata in mostra da opere quali ‘La contessa de Rasty a letto’, ‘La contessa de Rasty coricata’, ‘La contessa de Rasty in abito da sera’, ‘Donna elegante seduta’. La sua ricerca espressiva non si ferma, si impegna in indagini estetiche profondamente innovative, riuscendo, attraverso la sua spontanea ‘gestualità pittorica’, a fissare sulla tela l’attimo fuggente. Quello cioè che arriva quasi con struggimento, dai ritratti a pastello di donne bellissime e sensuali (Cecilia de Madrazo Fortuny, ‘Giovinetta sdraiata col suo cane’, ‘Provocazione’, ‘La toilette’) dagli scorci e vedute cittadine.
Tra i più celebrati ritratti della Belle Epoque non poteva mancare quello di Franca Florio, moglie dell’imprenditore siciliano e donna di inusuale bellezza. Boldini dovette rifare il dipinto una seconda volta in quanto la prima versione venne considerata troppo osé. In seguito alla rovina finanziaria della famiglia Florio, il capolavoro, divenuto un’icona dell’epoca venne comprato dal barone Rothschild. Oggi il ritratto è tornato a far parlare di sé in quanto rientra in una procedura giudiziaria che ha coinvolto il Gruppo Acqua Marcia, ed è stato concesso in via eccezionale alla mostra allestita al Vittoriano.
Ansa, A Roma la Belle Epoque di Boldini

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