Arte

Vanessa Benelli Mosell, io pianista in fuga ma felice

Vanessa Benelli Mosell, io pianista in fuga ma felice(Ansa, 15/03/17) – Vanessa Benelli Mosell non ha ancora compiuto 29 anni, ma già da 12 vive all’estero per seguire la sua carriera di pianista, che l’ha portata ad esibirsi alla Berliner Philharmonie, allo Shanghai City Theatre, al palazzo dell’Unesco a Parigi e anche al Louvre. E’ un vero e proprio cervello in fuga anche se, ci tiene a precisare, lei non è stata costretta a lasciare l’Italia. Ha deciso solo di “cambiare aria” e consiglia a tutti di farlo perché “apre la mente”.

Ultima allieva di Stockhausen, ha studiato per tre anni al conservatorio di Mosca con Mikhail Voskresensky. E’ stato lui stesso, con cui aveva seguito una masterclass, a chiederle di trasferirsi in Russia. Poi è andata a Londra dove ha conseguito un master al Royal College of Music e dopo ha scelto di trasferirsi a Parigi che considera “un buon compromesso fra il Nord Europa e l’Italia che iniziava a mancarmi”. Con il pianoforte il suo è stato amore a prima vista. Papà chirurgo, mamma impegnata in un’azienda familiare, non aveva un pianoforte in casa. Lo ha sentito a scuola. Anzi, scappava dalla sua classe all’asilo per andare ad ascoltare una suora che insegnava a suonare il pianoforte ai bambini delle elementari. Dopo un paio di volte, si è avvicinata alla tastiera e ha iniziato a suonare a orecchio.

Da allora non si è più fermata. A sette anni ha iniziato a frequentare l’accademia pianistica di Imola, dove è rimasta per undici anni studiando anche violino ed entrando nel coro di voci bianche. Motivo per cui, forse, la si potrà vedere anche a Sanremo. Lei, a conferma della sua apertura mentale, non lo esclude. “Mai dire mai” racconta fra una tappa e l’altra del tour con cui presenta il suo ultimo album inciso per Decca con il secondo concerto per piano di Rachmaninov. Una sorta di firma-copie in libreria come fanno anche rapper e star del pop. D’altronde il fisico da star non le manca. Nelle sue tappe (la prossima domani è alla Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano) c’è, però, spazio anche per altri incontri come a Parma, dove venerdì, oltre alla presentazione, incontrerà 200 studenti delle medie. Adesso sta pensando alla prossima incisione. Non dice cosa sarà, anche se conferma che c’è un filo rosso che la lega ai suoi album precedenti.

“Stockhausen è stato il mio mentore. Ha influenzato le mie scelte di vita e il mio repertorio musicale – spiega -. Mi sto dedicando al ‘900, dal Novecento storico al contemporaneo e Rachmaninov, che ha studiato nel mio stesso conservatorio a Mosca, è un emblema del Novecento storico”. Per adesso c’è solo un obiettivo dichiarato. Lo scorso settembre si è esibita alla Scala, “la sala più bella dove ho suonato: voglio tornare assolutamente”.

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