Liguria Non categorizzato

WyLam, l’incubatore da 600 mila euro come Silicon valley ligure

(Il Secolo XIX, 23/01/16) – Il modello è sperimentato, collaudato, in qualche caso abusato e spesso “parlato”, prima ancora che realizzato. Ma la ricetta applicata al modello del cosiddetto “incubatore”, pensata e imbastita in una manciata di mesi e con altrettanti soldi (600 mila euro) in quel capoluogo di provincia mancato che è Chiavari, è di per sé rivoluzionaria. Lo è perché parte dall’esperienza concreta di un’azienda – Wyscout – nata lontano da atenei e Silicon Valley e diventata, in soli dieci anni, internazionale. E lo è perché, di fatto, è l’unica nel suo genere.

«In Europa non esistono incubatori di imprese dedicati alle applicazioni digitali e ai servizi legati al mondo dello sport», spiega Antonio Gozzi sotto gli alti soffitti dell’ex liceo classico Delpino. Non è un caso che l’idea abbia già catturato interesse prima ancora del suo debutto ufficiale. Per il lancio di WyLab, questo il nome dell’incubatore chiavarese, il 4 febbraio prossimo, arriverà anche il presidente del Coni Giovanni Malagò, probabilmente solleticato dall’idea di giocarsi l’originale novità come valore aggiunto per la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024. «E poi verranno i dirigenti di alcuni club, uno su tutti Beppe Marotta, ad della Juventus».

Ma come nasce WyLab?Prendi il liceo dove si formò la classe dirigente di una città di provincia, svecchialo quanto basta ma senza snaturare la prestigiosa storia di questo austero edificio (stessi caloriferi di cent’anni fa, stesse lavagne di ardesia) fallo contenitore di tutto quello che serve per essere connessi col mondo. Quindi, aspetta che le idee vengano fuori. Per catturarle, prepara un paio di “call” all’anno, falle girare non tanto negli ambienti accademici, quanto tra «i ragazzi della strada», che poi vuol dire nerd ma non troppo, un minimo tecnologici ma soprattutto intraprendenti. Molto intraprendenti. Aggiungi poi la grande passione per il calcio di chi ci ha messo l’intuizione e i soldi, Gozzi (leader di Duferco, presidente di Federacciai e numero uno dell’Entella calcio, formazione della serie cadetta) e avrai il primo incubatore per nuove imprese digitali dedicate al mondo dello sport.

App, appunto, ma anche database, servizi e quanto un buon cervello, dovutamente coccolato e supportato (con un’attività di tutoring mirata) può partorire in un universo in cui sembra sia già stato inventato tutto. Gozzi ha studiato al classico Delpino molto prima della trasformazione, e mentre con orgoglio mostra i bagni recuperati con stile e colore, i corridoi dove nelle intenzioni dovranno nascere le idee, la coffee room e i nuovi arredi, snocciola aneddoti e richiama all’alto valore simbolico del contenitore scelto, tutt’altro che un prefabbricato da Silicon Valley.

«Chiavari è uno dei luoghi più vivibili d’Italia – spiega – di conseguenza anche del mondo. Anche in Silicon Valley, a un certo punto hanno costruito un insediamento gemello sul mare perché i “cervelli” di laggiù volevano fare surf. Qui arriveranno realtà da fuori, e invoglieremo i giovani a restare. Per noi si tratta di un sogno che si realizza. Ora dobbiamo farlo funzionare».

Come? Lanciandosi a caccia di nuovi talenti. Due opportunità all’anno per giocarsela (verranno annunciate sul web), venti minuti a cranio per esporre l’idea, poi l a scelta di quelle potenzialmente di successo. A questo punto scatta la “pre-incubazione”: quattro mesi di tempo per dimostrare, con l’aiuto di esperti messi a disposizione della struttura, che l’intuizione vale la pena di essere sostenuta ancora, che ha gambe buone per camminare. È allora che scattano i 12 mesi di tapis roulant : si corre, si deve correre, per dare concretezza alla brillante nebulosa iniziale, e soprattutto per convincere gli investitori a finanziarla.Già, gli investitori, o come li chiamano gli addetti ai lavori “business angels”.

«Io preferisco un termine antico – sorride Gozzi – che è “confraternita”. L’idea è quella di aderire al microcredito per le imprese giovanili innovative,soldi pubblici, ma prima di ottenerli servono almeno 6-7 mesi. E, nel frattempo, soldi freschi». Chi ce li mette?Quelli della confraternita, appunto, un gruppo di imprenditori disposti a rischiare qualcosa per scommettere su un giovane o un gruppo di giovani promettenti».

«Gli “angels” ci guadagnano una sorta di diritto a diventare azionisti (fino al 25-30%) della società che nascerà – spiega Marco Lanata, manager della Virtual, una delle aziende proprietarie della Tigullio Digital, a capo dell’operazione – Sempre che l’idea poi si dimostri vincente sul mercato, vera discriminante tra gli altari e il flop». «In fondo, non facciamo che replicare in maniera assistita l’esperienza di Wyscout», semplifica Gozzi. Già, Wyscout. Wyscout è un grande database che cataloga le prestazioni di 330 mila calciatori in tutto il mondo, militanti quasi 50 mila squadre diverse. Un grande contenitore oggi utilizzato da più di 500 team – big come Barcellona e Real Madrid su tutti – per il proprio mercato. «Nacque dieci anni fa proprio a Chiavari – spiega uno degli ex ragazzi che la ideò, Matteo Campodonico – la sede è ancora qui. Siamo partiti in tre, ora diamo lavoro a 80 persone».
Original source: http://www.ilsecoloxix.it/p/levante/2016/01/23/ASBCWyHB-valley_incubatore_silicon.shtml

Other international contexts

Iscriviti al nostro canale

Onda International Facebook page