Economia Società

Ricominciare dalla reciprocità

(A.Cacciola Donati – Onda International, 28/06/14) – L’iniziativa Dare e Ricevere (www.reciproca.net) nasce da un lungo percorso di studio, di vita e di riflessione ed esprime concretamente il desiderio, ma anche l’urgenza, di sistema economico più equo ed umano.
Mentre, all’interno del dibattito pubblico, il “mercato” continua ad essere il sempiterno tabù, l’idolo da mai mettere in discussione, vorrei riproporre il seguente mio breve scritto del 1996, facente parte della tesi post dottorale sostenuta presso l’Università di Fribourg (Svizzera).

Degli altri sistemi economici e della reciprocità
Eccezion fatta per alcune rare eccezioni, gli economisti hanno generalmente negletto lo studio sistematico delle economie tradizionali. L’antropologia economica, di cui si tracceranno brevemente le principali linee di sviluppo, cerca di colmare tale lacuna.
Con l’analisi della “kula” effettuata da Malinowski (84) e con gli sviluppi teorici di Mauss (85) al riguardo dei sistemi di scambio cerimoniale ed il dono, si assiste al debutto della riflessione antropologica nell’ambito dell’economia. L’insegnamento dei due studiosi si basa sul comune rifiuto di una qualsivoglia autonomia al dominio dell’economia nella definizione delle società, mettendo altresì in dubbio la concezione dell’uomo come “animale economico”. Tuttavia, l’antropologia economica in quanto tale si sviluppò solamente a partire dagli anni cinquanta: inizialmente con numerosi studi empirici e successivamente con un acceso dibattito teorico tra le differenti scuole all’interno della disciplina.
La scuola formalista si caratterizza per l’utilizzo dei modelli dell’economia neo-classica e di mercato (come il credito, la massimizzazione dei fini, l’offerta e la domanda) nell’analisi di società storicamente e culturalmente differenti da quella industriale. Al riguardo, il contributo di Schneider (86) è indicativo. La corrente sostantivista, il cui rappresentante più eminente è Polanyi (87), al contrario, rifiuta il ricorso a tali nozioni nell’analisi delle società preindustriali, generalmente caratterizzate dai principi della redistribuzione o della reciprocità.
D’altro canto, anche il contributo della scuola marxista a tale dibattito risulta importante, in quanto centra l’attenzione su dei problemi essenziali, come quello della riproduzione sociale ed economica e della determinazione delle differenti istanze sociali. Si ricorderanno, tra i principali esponenti, Godelier (88), Meillassoux (89) e Terray (90).
In quanto alla scuola del materialismo culturale, si rileverà come questa tenti di trovare una spiegazione alle varie forme sociali partendo, essenzialmente, dai condizionamenti ecologici e demografici che peserebbero sulla cultura. (91)
Mentre, la cosiddetta antropologia della significazione o del simbolismo, partendo dagli insegnamenti di Mauss e di Polanyi, definisce i fenomeni economici come dei “fenomeni sociali totali” aventi, allo stesso tempo, un senso sociale ed uno culturale e simbolico. Parallelamente, questo indirizzo dell’antropologia, assume come obiettivo la messa in relazione sistematica della società moderna e delle società tradizionali, nel tentativo di analizzare la produzione economica partendo da categorie universali, che sfuggano, però, al determinismo di un’unica cultura. (92)
Ed infine, la scuola funzionalista, centrando l’attenzione sul modo in cui l’uomo soddisfa i propri bisogni, presume di pervenire all’individuazione della funzione corrispondente a tale o tal altro comportamento. Senza, poi, dimenticare il contributo dato da tale corrente, che trova il proprio ispiratore in Malinowski, all’approfondimento della fonologia e della linguistica.(93)
Nel tentativo di porre in rilievo i contributi dell’antropologia economica utili al presente lavoro, si rammenterà come, nello schema generale di Sahlins (94), ogni società definisca la soglia dei propri bisogni e le connesse nozioni di rarezza o di abbondanza. In tal senso, la sola quantità disponibile di risorse naturali e di mezzi tecnici non potrà mai definire esaustivamente il livello generale dei bisogni. In effetti, fondandosi sui dati etnografici disponibili, Sahlins dimostra come in tutte le società tradizionali esista una tendenza alla sotto-produzione ed alla sotto-utilizzazione delle capacità lavorative. Tendenza, d’altro canto, associata alla valorizzazione di altre attività, quali gli scambi cerimoniali ed il piacere. Inoltre, nelle società tradizionali, l’economia appare “integrata” in un modo tale da non lasciare spazio ad eventuali cesure tra il fatto economico ed il fatto sociale. L’economico, così, si snoderebbe di pari passo con l’insieme sociale, evitando qualsiasi disarmonia tra le parti ed il connesso sorgere di problemi specificatamente economici. Sahlin prosegue affermando che, in seno a simili gruppi sociali, l’egoismo non potrà mai assumere quelle forme propriamente inumane che riveste nelle società moderne. Aggiungendo, inoltre, che l’essere si esprimerà e si realizzerà attraverso dei mezzi privi di mediazione economica (95) e che, in definitiva, i modelli e l’etica del comportamento si situeranno sempre aldilà delle operazioni commerciali, occupanti uno spazio veramente esiguo in tali società.
In un’analoga direzione, uno studio più attento dell’azione economica nelle società tradizionali sembra dimostrare come questa sia innanzitutto al servizio di una dimensione sociale ed ideologica: la ricchezza deriverebbe dallo status e non all’inverso, mentre il surplus verrebbe cerimonialmente consumato, distrutto o sterilmente tesaurizzato.(96) In tal modo, siffatte società guiderebbero la produzione economica esclusivamente in funzione dei bisogni definiti dalla comunità stessa, preservandosi così da ogni determinismo economico e mantenendo la preminenza dei valori sociali e culturali. (97) Risulterà utile, al riguardo, ricordare le parole con cui Mauss definisce il “sistema delle prestazioni totali”: “… Dans les économies et dans les droits qui ont précédé les nôtres, on ne constate pour ainsi dire jamais de simples échanges de biens, de richesses et de produits au cours d’un marché passé entre les individus. D’abord, ce ne sont pas des individus, ce sont des collectivités qui s’obligent mutuellement, échangent et contractent. (…) De plus, ce qu’ils échangent, ce n’est pas exclusivement des biens et des richesses, des meubles et des immeubles, des choses utiles économiquement. Ce sont avant tout des politesses, des festins, des rites, des services militaires, des femmes, des enfants, des danses, des fêtes, des foires dont le marché n’est qu’un des moments et où la circulation des richesses n’est qu’un des termes d’un contrat beaucoup plus général et beaucoup plus permanent. …” (98)
Si rammenterà come, nella prima parte del presente capitolo (99), siano stati presentati i principali tentativi di suddivisione dei sistemi economici e l’attenzione si sia soffermata sulla “tripartizione” proposta da Kolm (100) e come questi, per effettuare tale suddivisione, partisse dalle modalità sociali dei trasferimenti economici elementari per individuare la classificazione corrispondente. In seguito, l’autore aggiunge che : “… Se vogliamo stimare comparativamente i sistemi economici, la difficoltà acquista delle nuove dimensioni poiché occorre introdurre, accanto ai tre abituali oggetti d’analisi che sono le quantità di beni e servizi, le strutture d’informazione e di preferenza individuali, delle nuove variabili che saranno quelle dei sentimenti, delle attitudini, dell’emozione, dell’affezione, della coscienza, della libertà come valore di per sé stesso. …” (101) E, quindi, pur conscio delle difficoltà, Kolm propone tre sistemi economici : il Mercato come insieme di scambi, il Piano come insieme di trasferimenti forzosi e la Reciprocità, intesa come insieme di donazioni generalizzate. Evidenziando, però, come generalmente le differenti modalità di trasferimenti coesistano tra loro, pur con la dominazione sociale di una di esse. Sarà, infatti, il sistema economico dominante all’interno di una società a caratterizzare la tipologia della personalità e delle relazioni interpersonali; segnando gli individui, formando le loro abitudini e plasmando il loro essere. In questo senso, si potrà affermare che la tipologia di rapporti sociali, d’attitudine, di pensiero, di sentimenti, di motivazioni, di concezioni della vita, di relazioni rispetto agli altri ed al mondo, propri a un determinato sistema economico, coloreranno l’insieme degli altri aspetti della vita sociale.
Mentre numerosi studi e ricerche sono stati dedicati all’economia di mercato ed alla pianificazione, la teoria economica ha generalmente negletto il lavoro di sistematizzazione dei pur cospicui materiali a sua disposizione sulla reciprocità. Riprendendo la definizione di “reciprocità generale” proposta da Kolm : “… una serie di doni generali da parte di quasi tutte le persone. Ognuno dona alla società, e, reciprocamente, riceve dall’insieme degli altri….”.(102); si assimilerà tale modalità di transazioni ad un “continuum” di doni, di forme di aiuto e di assistenza prodigate e, possibilmente, rese. La tipologia ideale sarà rappresentata dal “dono puro” di Malinowski (103), mentre, una buona indicazione pragmatica della reciprocità generalizzata potrà rappresentarsi con un flusso unidirezionale di doni. L’assenza di reciprocità, infatti, non arresterà il gesto del donatore: in tal modo, i beni circoleranno unilateralmente a favore di coloro che ne sono demuniti e, spesso, per un lungo periodo.
Sempre riguardo alla reciprocità, Meillassoux afferma che : “… non si tratta di uno “scambio” propriamente detto, ma di due momenti aventi scopi diversi (alleanza, poi mantenimento del prestigio sociale). La reciprocità, d’altra parte, può non essere immediata. Spesso alcuni oggetti che circolano tra pari saranno “scambiati” secondo termini fissati dalle usanze, termini che rimangono invariati qualunque sia la domanda e l’offerta dei prodotti in causa. …” (104) Mentre, Moscovici sottolinea : “… donner et recevoir, tenir à la disposition d’autrui ce qui est à soi sont les impératifs d’une convention qui garantit à chaque homme d’être le partenaire d’un autre homme. Faute de quoi il n’y a ni bien-être, ni survie. …” (105) D’altro canto, tralasciando, per il momento, una valutazione più attenta dell’efficacia del sistema economico della reciprocità, si rileverà come quest’ultimo svolga, nelle società tradizionali, l’importante funzione di meccanismo di smorzamento delle tensioni derivanti dalle distinzioni gerarchiche (106) e come, sotto forma di ospitalità, assolva ad una funzione di mediazione nelle relazioni tra genti appartenenti a comunità differenti.
In generale, le società tradizionali sembrano presentare importanti fenomeni economici appartenenti al sistema della reciprocità. Alcuni autori, pervengono a generalizzazioni ancora più spinte: “… Donare oggi significa ricevere domani. Sarà questa la conseguenza del principio di reciprocità che penetra tutti i rapporti tra i primitivi…” (107) Ed, ancora, Malinowski osserva : “… On trouve que la plupart des actes économiques, sinon tous, appartiennent à la même chaîne de dons et de contre-dons réciproques qui à long terme s’équilibrent, avantageant également les deux côtés (…) L’homme qui persisterait à désobéir aux ordonnances de la loi dans ses transactions économiques ne tarderait pas à se trouver en dehors de l’ordre social et économique, et il en est parfaitement conscient …”. (108)
Ma, lungi dall’essere l’appannaggio esclusivo delle società tradizionali, la reciprocità è presente anche all’interno della società contemporanea e dell’economia di mercato, in modo costante e, per cosí dire, soggiacente. In effetti, se non esistessero tutta una serie di forme assistenziali e solidaristiche pubbliche e private, le condizioni sociali di sopravvivenza sarebbero altamente compromesse. Ci si riferirà, in particolare, all’assistenza sanitaria e sociale; alle varie strutture di intervento in favore dei piú demuniti; alle varie forme di solidarietà espresse dai singoli come da numerose associazioni private; alle differenti forme di sussidio; etc. .
In conclusione, sembra esistere un filo non ancora completamente spezzato, che unisce la reciprocità di ieri a quella di oggi, attraverso i secoli. “… Vedo l’umanità sepolta, oltre a metà, nelle strutture del quotidiano. Innumerevoli gesti ereditati, accumulati confusamente, infinitamente ripetuti fino ai nostri giorni, ci aiutano a vivere, ci imprigionano, decidono per noi lungo il corso della vita. Si tratta di pressioni, pulsioni, modelli o modi di azione e reazione che risalgono talvolta – piú spesso di quanto si creda – alla notte dei tempi. Antichissimo e pur sempre vitale, un passato multisecolare sfocia nel presente, come il Rio delle Amazzoni riversa nell’Atlantico l’enorme massa delle sue torbide acque….”(109)

Note e riferimenti bibliografici:
(84)
Cfr.Malinowski B., “A Scientific Theory of Culture and
other Essays” (1944), trad.fr. Payot, Paris, 1969
(85)
Cfr.Mauss M., “Sociologie et anthropologie” (1924), Presses
Universitaires de France, Paris, 1950
(86)
Cfr.Schneider H.K., “Economic Man. The Anthropology of
Economics”, Free Press, New York, 1974
(87)
Cfr.Polanyi K., Arensberg C. and Pearson H., “Trade and Market in the Early Empires” (1957), trad.fr. “Les systèmes économiques dans l’histoire et dans la théorie”, Larousse, Paris, 1975
(88)
Cfr.Godelier M., “L’idéel et le matériel”, Fayard, Paris, 1984
(89)
Cfr.Meillassoux C., “Essai d’interpretation du phénomène économique dans les sociétés traditionelles d’auto-subsistence”,
in “Cahiers d’Etudes Africaines” n°4, 1960, pp.38-67

(90)
Cfr.Terray E., “Le marxisme devant les sociétés primitives.
Deux études”, Maspero, Paris, 1969
(91)
Cfr.Harris M., “Cultural Materialism. The Struggle for a Science of Culture”, Random House, New York, 1979 e “Culture, People, Nature. An Introduction to General Anthropology”, Harper & Row, New York, 1980
(92)
Cfr.Sahlins M., “Stone Age Economics” (1972), trad.fr. Gallimard, Paris, 1976
(93)
Cfr.Sapir E. in “Selected Writings of Edward Sapir in Language Culture and Personality” (1949), trad.fr. “Linguistique”, Ed.Minuit, Paris, 1968
(94)
Cfr.Sahlins M., “Stone Age Economics” (1972), trad.fr. Gallimard, Paris, 1976
(95)
Soprattutto, si noterà come la moneta non permetta di acquistare qualunque cosa. (n.d.r.)
(96)
“… La richesse primitive n’est pas de nature économique, mais sociale. …” Thurnwald R., “Economics in Primitive Communities” (1932), trad.fr. Payot, Paris, 1937, p.18
(97)
Cfr.Clastres P., “La société contre l’Etat”, Ed.Minuit, Paris, 1974
(98)
Mauss M., “Essai sur le don”, in “Sociologie et Anthropologie” (1924), Presses Universitaires de France, Paris, 1950, pp.150-151
(99)
Cfr.capitolo n°3, paragrafo 1/d
(100)
Kolm S.C., “La bonne économie, la Réciprocité générale”, Presses Universitaires de France, Paris, 1984
(101)
Kolm S.C., ibid., p.240, (ns.trad.it.)
(102)
Kolm S.C., ibid., p.56, (ns.trad.it.)
(103)
Cfr.Malinowski B., “A Scientific Theory of Culture and
other Essays” (1944), trad.fr. Payot, Paris, 1969
(104)
Meillassoux C., “Essai d’interpretation du phénomène économique dans les sociétés traditionelles d’auto-subsistence”, in “Cahiers d’Etudes Africaines” n°4, 1960, p.48, (ns.trad.it.)
(105)
Moscovici S., “La société contre nature”, Union Générale
d’Editions, Paris, 1972, p.229
(106)
“… La reciprocità, quando è in gioco, implica una parità sociale riconosciuta o voluta tra le parti. …” Meillassoux C., “Essai d’interpretation du phénomène économique dans les sociétés traditionelles d’auto-subsistence”, in “Cahiers d’Etudes Africaines” n°4, 1960, p.49
(107)
Thurnwald R., “Economics in Primitive Communities” (1932), trad.fr. Payot, Paris, 1937, p.106, (ns.trad.it.)
(108)
Malinowski B., Crime and Custom in Savage Society, 1926, pp.40-41; trad.fr. Jankélévitch S., “Le crime et la coutume dans les sociétés primitives”, in “Trois Essais sur la vie sociale des primitifs”, Paris, Payot, 1968
(109)
Braudel F., “Afterthoughts on Material Civilisation and Capitalism”, [1977], trad.ital. “La dinamica del capitalismo”, Il Mulino, Bologna, 1981, p.28

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