Liguria Society

Lavagna e la povera Liguria, terra di mafie

Lavagna e la povera Liguria, terra di mafie(A.Cacciola Donati – Onda International Newspaper, 26/05/16) – Lavagna, quest’ultima settimana, è stata al centro delle cronache estive non per le sue attrazioni turistiche, ma per essere uno dei capoluoghi del business dei rifiuti, e non solo, dominato dalle organizzazioni criminali.

La vicenda
Lunedì 20 giugno, Il Secolo XIX, titolava “Traffico di rifiuti e droga, blitz nel levante: arrestato anche Sanguineti, sindaco di Lavagna” e lasciava filtrare l’amara affermazione telefonica dell’ormai ex-sindaco: “Dobbiamo fare come dicono altrimenti saltiamo in aria come 20 anni fa…” riferendosi ad un attentato ad un’auto mai chiarito.
All’origine delle indagini la famigerata raccolta dei rifiuti. La gara d’appalto indetta qualche anno addietro dall’amministrazione comunale, infatti, era stata vinta da Ideal Service, una società di Udine. Però, una volta divenuto sindaco, Sanguineti costrinse la società friulana a condividere il servizio con EcoCentro, società appartenente alla famiglia calabrese dei Nucera. Le prime avvisaglie vennero dalla discarica di Scarpino, dove i tecnici scoprirono che i rifiuti urbani provenienti da Lavagna contenevano anche rifiuti speciali … . In alcuni casi venivano smaltiti in modo irregolare rottami di motori marini e barche, che venivano inglobati per fare peso e guadagnare di più.

Per quel che riguarda l’arresto ai domiciliari della Mondello, invece, secondo la procura l’accusa è di aver ricoperto il ruolo di mediatrice tra l’amministrazione (a lungo la Mondello è stata sindaco di Lavagna) e la famiglia Nucera. Cercando, tra l’altro, di impedire l’applicazione delle sanzioni contro una serie di chioschi abusivi dei Nucera lungo la passeggiata a mare, sequestrati oggi per irregolarità amministrative ed edilizie insieme a altri bar e chioschi della cittadina gestiti da soggetti vicini agli arrestati.

E, Il Secolo XIX prosegue: “Complessivamente sono otto le persone arrestate e 3 sottoposte a misure cautelari. Tra gli otto c’è anche Massimo Talerico, consigliere comunale con delega al Patrimonio e Demanio, è il terzo esponente politico agli arresti domiciliari. Tale è stato eletto con la lista civica Movimento per Lavagna, la stessa di Sanguineti. L’accusa nei confronti del sindaco, del consigliere comunale e dell’ex parlamentare è abuso d’ufficio. I tre sono anche indagati, a vario titolo, per voto di scambio e traffico illecito di influenze.
Tra gli indagati nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Dda di Genova contro il traffico illecito di rifiuti gestito da presunti appartenenti alla ‘ndrangheta anche il vicesindaco di Lavagna  Luigi Barbieri, con delega su Ambiente, Edilizia Privata, Urbanistica e Rosario Lobascio, dimessosi in aprile dall’incarico di assessore alla Viabilità. Indagato anche l’ex consigliere regionale Giovanni Boitano, ex assessore ai lavori pubblici della giunta di Claudio Burlando. I tre sono indagati per abuso d’ufficio.
Secondo l’accusa i politici si sarebbero sdebitati dell’appoggio elettorale ricevuto attraverso una serie di abusi d’ufficio.
Nel corso delle indagini, condotte dalla Squadra mobile di Genova e dal Servizio centrale operativo e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, sono state sequestrate numerose armi da fuoco e munizioni anche ad alto potenziale e da guerra nella disponibilità degli indagati e pronte all´utilizzo.
L’operazione è stata denominata ‘I Conti di Lavagna’. Posti sotto sequestro preventivo numerosi beni mobili, immobili, depositi bancari e società commerciali in disponibilità degli associati alla ‘ndrina ‘Rodà-Casile’ di Condofuri (Reggio Calabria), per un valore di circa due milioni di euro. I sigilli sono stati apposti anche al sito di stoccaggio di rifiuti di Lavagna gestito dalla famiglia Nucera, i cui componenti sono ritenuti a capo della struttura territoriale di ‘ndrangheta operante nel levante ligure. Gravi le violazioni della normativa ambientale con lo sversamento in discarica di consistenti quantitativi di rifiuti solidi urbani e pericolosi falsificando la relativa documentazione. Sottoposti a sequestro per accertate irregolarità amministrative ed edilizie anche bar e chioschi della stessa cittadina gestiti da soggetti vicini agli arrestati.”

Traffico di rifiuti e droga, blitz nel levante: arrestato anche Sanguineti, sindaco di Lavagna – Il Secolo XIX

Aggiornamenti e video
Sempre il 20 di Giugno, gli aggiornamenti ci informano che nel tardo pomeriggio, la Prefettura di Genova ha fatto sapere che per quanto riguarda il sindaco di Lavagna, Giuseppe Sanguineti, e il consigliere comunale con delega al Patrimonio e al Demanio, Massimo Talarico, si è proceduto ad «accertare la sussistenza della causa di sospensione di diritto (ai sensi dell’articolo 11, comma 2, del Dlgs 235/2012) rispettivamente dalla carica di sindaco e di consigliere comunale».

Leggendo quanto scritto dal giudice Carla Pastorini nella sua ordinanza, emerge che il sindaco Sanguineti «si presta alla realizzazione degli scopi della famiglia Nucera, avendone ottenuto l’appoggio elettorale, e non dimostra di gestire il ruolo di cui è investito in funzione dell’interesse pubblico, ma per soddisfare interessi personali». Inoltre, Sanguineti teme i clan, come emerge dalle intercettazioni ambientali, in particolare sul caso del rinnovo del contratto relativo alla stazione di trasferimento dei rifiuti, gestita dai Nucera: Sanguneti deve rinnovarla perché, si sente nelle intercettazioni, «ho paura che mi facessero saltare la macchina minimo! Come a Costa, 20 anni fa, quando gli hanno sventrato tutti i capannoni… E con questo sappiamo con chi abbiamo a che fare…».
Il sindaco, inoltre, viene chiamato da Paolo Nucera, che gli chiede di celebrare le nozze della figlia, quando per norma lo fa il vicesindaco: «Sanguineti – ha scritto il giudice – acconsente con accondiscendenza».

Ed è anche in grado di chiedere favori per il suo tornaconto politico, come quando chiede, al telefono con Antonio Nucera, di “attivarsi” per fare votare Raffaella Paita (attuale capogruppo del Pd in Regione e all’epoca candidata per la presidenza della regione) alle primarie del Pd, perché «è utile per farmi avere una mano coi depuratori».

Sempre secondo il giudice Carla Pastorini, l’ex deputata Mondello (sindaco di Lavagna dal 1980 al 2004) avrebbe «una spiccata capacità a delinquere e pericolosità» e sarebbe una sorta di “dark lady” che manovra tutto. Sarebbe lei, secondo gli inquirenti, a organizzarsi e incontrare Paolo Nucera per ottenere i voti necessari all’elezione del sindaco Sanguineti.
Secondo l’inchiesta della Dda di Genova sulle infiltrazioni mafiose a Lavagna, la Mondello inoltre avrebbe ricevuto gioielli in cambio di un suo intervento per fare assumere un conoscente. In particolare, secondo l’accusa, Mondello si faceva dare soldi e gioielli (una collana, un bracciale e un paio di orecchini) da Maria Bianca Bruzzone «come prezzo della propria mediazione illecita verso l’allora assessore Giovanni Boitano per fare assumere presso Arte, l’agenzia a partecipazione regionale, di Paolo Traversone».

L’ndrangheta in Liguria
Secondo un’indagine realizzata dalla Cattolica di Milano e dall’Università di Trento,  la Liguria occupa il sesto posto in una graduatoria calcolata rapportando gli affari delle cosche agli abitanti, preceduta da Campania, Calabria, Sicilia, Puglia e Lazio. Però con un paio di peculiarità: la Liguria si trova nel nord Italia e negli ultimi quindici anni, dalla Spezia a Ventimiglia, non sono avvenuti omicidi ascrivibili direttamente ai clan.

I boss, sovente, si confondono tra gli immigrati e giungono al Nord perché spediti al confino, come il capo dei capi Antonio Macrì inviato a Casarza Ligure, per sfuggire alle faide e alla fame. Emblematico, è poi, lo spaccato di Genova, in cui s’impose come vertice assoluto dell’organizzazione l’ambulante Antonio Rampino.

Pd, eletto il nipote del boss a Sarzana
Nel febbraio 2016 c’è un caso che scuote Sarzana. I giovani democratici eleggono un segretario particolarmente abile con le tessere: si chiama Christian Faenza, ha 27 anni. È incensurato, ma ha un parente ingombrante: è nipote di Antonio Romeo, processato perché ritenuto boss del locale (distaccamento) di Sarzana e poi assolto. Lui, intervistato, rivendica di non dover pagare per il proprio cognome, ma rifiuta di commentare il caso che coinvolge il parente. Nella base c’è un certo mal di pancia e alcuni giovani attivisti ricevono lettere minatorie, mentre nello stesso periodo divampa un’altra polemica: tra i militanti del Pd compare il nome di Leone Stelitano, 30 anni, iscritto al partito con alcuni parenti. Era stato condannato per estorsione nei confronti di Mauro Costa, imprenditore del settore rifiuti. Lo stesso a cui si riferisce il sindaco di Lavagna Giuseppe Sanguineti (arrestato l’altro ieri per le collusioni con i clan) quando racconta che la ’ndrangheta fa saltare in aria i mezzi delle ditte oneste. L’antimafia, in ogni caso, è un tema che fa tribolare i giovani del Pd del Levante. Un circolo alla Spezia nel 2015 prova a organizzare un convegno, invitata d’onore la senatrice del Pd Donatella Albano, sotto scorta per minacce di morte, e il blogger Christian Abbondanza. I dirigenti dem però nicchiano, manifestano perplessità a stampare l’icona Pd sui volantini, e alla fine i giovani del movimento rinunciano all’iniziativa. I clan non fanno distinzioni politiche. E anche il M5S si trova una matassa da sbrogliare, quando a Imperia uno dei candidati alle regionali, Daniele Comandini, viene travolto dalle polemiche per l’amicizia con Carmine Mafodda, cognome pesante ad Arma di Taggia dove la famiglia è indicata dall’Antimafia come clan originario di Platì.
Il Secolo XIX

Le intercettazioni
Lo sa il sindaco, Giuseppe Sanguineti, eletto grazie ai «500» voti «loro», rastrellati nelle «case popolari»: «A Lavagna la rumenta è in mano ai mafiosi». Il problema è che cambiare le cose significa «che ti fanno saltare i mezzi, la macchina, come minimo». Lo sa il suo vice Luigi Barbieri, che di fronte alle pressioni di Massimo Talerico, consigliere comunale espressione dei clan, che minaccia di «sparare» e «picchiare a sangue» un oppositore, descrive piuttosto bene il clima che si respira nella cittadina della riviera di Levante: «È il metodo Calabria».

Lo sa l’ex parlamentare Udc ed ex storico primo cittadino di Lavagna, Gabriella Mondello: «Paolo Nucera è il capo della ’ndrangheta a Lavagna», informazione avuta grazie all’accesso «a dossier riservati della Dia e della Commissione parlamentare antimafia», ma «per me ha commesso reati minori». Come «proteggere latitanti» e «ospitare riunioni» mafiose. Forse per questo non si fa troppi problemi a chiamarlo e chiedergli l’appoggio al suo successore, Sanguineti, insidiato da un avversario interno al centrodestra, Mario Maggi, che alla fine alle elezioni comunali del 2014 perderà. Il vento cambia in fretta. E Sanguineti, nel 2015, chiede al capoclan calabrese di sostenere, questa volta, Raffaella Paita (che si è detta scandalizzata dal fatto che il suo nome venga tirato in ballo), alle primarie del Pd: «Potrebbe aiutarti con i depuratori».

«Abbiamo fatto una porcata»
Siamo a Lavagna, Liguria. Ma in questa realtà rovesciata è come essere a Condofuri, comune già commissariato in provincia di Reggio Calabria, 5mila abitanti e tre locali (l’emanazione sul territorio della mafia calabrese) di ’ndrangheta accertati dalle indagini antimafia. Vengono da qui i tre fratelli Paolo, Antonio “Totò” e Francesco “Ciccio” Nucera. Sono loro, dice l’inchiesta della squadra mobile di Genova, guidata da Annino Gargano e coordinata dal sostituto procuratore Alberto Lari, che da «manovali» e «falegnami», sono diventati i ràs della ’ndrangheta di Lavagna, e i dominatori incontrastati nel campo della gestione dei rifiuti. I politici locali, proprio come in un comune del profondo Sud, sono al tempo stesso spaventati dal potere mafioso e ne cercano di continuo i voti: «II problema poi lo sai qual è? – confida Giuseppe Sanguineti al suo numero due Barbieri – bisognerebbe avere la forza che qualcuno di noi, facesse una cooperativa come va fatta… poi però ti fan saltare i mezzi…».«Questo dialogo – scrive il giudice Carla Pastorini – è sintomatico della volontà di accettare la situazione esistente, dell’incapacità e della mancanza di volontà, di porre in essere atti di amministrazione finalizzati a decisioni consapevoli e coerenti». I due definiscono infatti il rinnovo della concessione della spazzatura ai mafiosi «una porcata».

«Quello lo faccio sparare»
In consiglio comunale, poi, i boss raccontano di aver messo «un nostro ragazzo». Si chiama Massimo Talerico: «Poverino, non sa nemmeno parlare», sintetizza Barbieri. E in un impeto di decenza, Sanguineti si rifiuta di nominarlo assessore ai Rifiuti. Poi, dopo aver subito pressioni della Mondello, Sanguineti spiega così la scelta al boss Paolo Nucera: «Io la spazzatura l’ho data a Barbieri, perché è un avvocato, e mi evita mille problemi. Però facciamo come vogliamo e decidiamo noi». E Talerico, criticato da un oppositore in consiglio, avverte un dirigente comunale: «Quello lo faccio sparare».

Gabriella Mondello, come una vera dark-lady, sembra muoversi perfettamente a suo agio, addirittura si accredita come una sorta di mediatrice, in grado di blandire gli eccessi più volenti della mala calabrese. E quando Benito Morello, una vittima di usura, le confessa di essere stato minacciato da Francesco Antonio Rodà, cugino dei Nucera che scalpita per diventare capo locale, non le viene nemmeno in mente di chiamare la polizia: «Ne parlo con Paolo Nucera».Ci sono contrasti tra le famiglie. Rodà, per esempio, ha prestato 400mila euro della malapianta ad Antonio Nucera, condannato per aver offerto cocaina in cambio di sesso a minorenni, per consentirgli di risarcire le vittime: «È uno sporcaccione. Avrei mandato un messaggio per farlo ammazzare di botte. Se lo dico lo fanno, perché io ho riguardo per i carcerati. Maiale! Morisse…». E lo stesso Antonio Nucera non perdona al fratello Paolo di averlo coinvolto in una partita d’armi sequestrata, e nascosta per un certo periodo nei suoi terreni. «Ci sono le mie impronte», dice Paolo, preoccupato di essere scoperto. Anche lui non gradisce il comportamento del fratello, considerato indegno di essere definito uomo d’onore: «Spacciatore di droga, di tutto…». Un quadro generale, concludono gli inquirenti, che mostra una ’ndrangheta molto radicata, e preoccupata ormai da anni di stare nell’ombra: «Quello si fa troppo notare, non è più come trent’anni fa, dobbiamo stare abbottonati».

Intercettazioni Lavagna – Il Secolo XIX

I recenti sviluppi
Il 24 Giugno, sempre il Secolo XIX, riporta la testimonianza di un imprenditore: «A Chiavari mi bruciarono alcuni camion, perché non volevano partecipassi a una gara d’appalto a Lavagna. Nello Spezzino fu anche peggio: mi distrussero tutti i mezzi e un intero capannone. Mi uccisero anche il cane. Volevano 80mila euro per la protezione. È stato un capitolo bruttissimo della mia vita. Faccio fatica a parlarne ancora adesso. La polizia tese loro una trappola e alla fine li arrestò»: Mauro Costa ha 58 anni. È un imprenditore attivo nel settore rifiuti che, dalla fine degli anni Ottanta, lavora in tutta la Liguria.
Infine, apprendiamo che il consiglio comunale di Lavagna va verso le dimissioni. Infatti, poco prima delle 15, tutto il gruppo di maggioranza si è presentato nello studio della segretaria comunale, Stefania Caviglia, a rassegnare dimissioni contestuali. Sono presenti il vicesindaco Luigi Barbieri, gli altri membri della giunta ed i semplici consiglieri di maggioranza. Con le dimissioni di più della metà dei consiglieri, si procede allo scioglimento del consiglio e al commissariamento. «Sconcertati, preoccupati e rattristati», così si sono pronunciati i dieci in merito all’attuale indagine.

I dubbi
Naturalmente siamo all’inizio del duro lavoro che attende la magistratura e la polizia in questa indagine, però un dubbio sembra insinuarsi tra molte persone.  Ebbene, se dal 1980 al 2004 Lavagna è stata governata dalla Mondello con tutti gli intrecci con l’’ndrangeta che le cronache ci hanno dato a conoscere e se dal 2014 Sanguinetti ha fatto, se possiamo dire, di peggio. Che cosa è successo nel periodo tra il 2004 e il 2014, quando il governo cittadino è stato affidato al PD e gestito da Vaccarezza e dal suo vice factotum Mauro Cavéri ?
Eppure, i fatti avvenuti nel PD a Sarzana nel Febbraio di quest’anno e riportati anteriormente, unitamente all’appoggio elettorale ottenuto dalla Paita da parte della ‘ndrina di Lavagna e al coinvolgimento dell’ex assessore regionale Giovanni Boitano, dovrebbero far riflettere…
Sono valide anche altre ipotesi come una “una lunga e meritata vacanza” delle cosche di Lavagna oppure, un’altrettanta lunga loro ritirata e astensione dai “giochi proibiti”, spaventate dall’”ardore democratico” delle giunte di sinistra.

Sperando che il futuro faccia luce su questi dubbi…