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Iva sui ristoranti, la Francia dichiara guerra alla Liguria

Ristorante Francese
Da domani in Francia l’aliquota Iva sulla ristorazione scende dal 19,60 al 5,5%


L’iniziativa ha due padri: l’ex presidente Chirac che due anni fa l’aveva fortemente caldeggiata, e l’attuale inquilino dell’Eliseo, Nicolas Sarkozy, che a fronte della galoppante crisi economica, ne ha accelerato i tempi di approvazione nel tentativo di dare una boccata d’ossigeno a un settore, quello della ristorazione, che Oltralpe costituisce non solo un mito ma anche una delle risorse primarie. E domani, al termine di una gestazione durata quasi due anni, l’agognato decreto sull’Iva (Vat) entrerà finalmente in vigore. In virtù della nuova normativa anti-crisi, al ristorante l’imposta sul valore aggiunto scende dal 19,6 al 5,5%. In questo modo, la Francia strappa alla Spagna il primato europeo. A Madrid l’Iva sulla ristorazione è infatti al 7%, contro il 10% dell’Italia e il 25% della Danimarca.

 

La riduzione decisa dal governo francese riguarda però solo la somministrazione degli alimenti, per i vini e liquori resta - al momento - la vecchia aliquota. In ogni caso, grazie a questo decreto, il conto in Francia risulterà un po’ meno salato, con una risparmio che si aggira sul 10-11 per cento. Il che non è esattamente una sciocchezza se si considera che oltreconfine i prezzi sono mediamente più cari che in Italia. E che in un due stelle Michelin, dove è difficile cavarsela con meno di 180 euro a testa, si potranno risparmiare quasi 20 euro. Ma anche nelle fasce più basse, la classica offerta del piatto del giorno (una tradizione consolidata in Francia), si avranno effetti positivi. E soprattutto concorrenziali nelle aree di confine, come ad esempio la vicina Costa Azzurra. Il suo richiamo turistico, rispetto a quello della Riviera ligure di Ponente, è già di gran lunga superiore. In questo modo, crescerà il numero degli italiani che si concederanno qualche sconfinamento in più per apprezzare coquillages e crostacei, o anche un più economico faux-filet con contorno di patate alla parigina. Resterà il problema del vino, che notoriamente in Francia incide in modo consistente sul conto finale, anche perchè i ristoratori sono soliti applicare ricarichi da capogiro, soprattutto sulle etichette di basso livello: fino al 300% rispetto al prezzo in enoteca.

 

Ma anche in questa direzione sembra che Sarkozy abbia in serbo qualche sorpresa. Non è da escludere che una riduzione dell’Iva possa, prima o dopo, interessare anche le bevande. In questo caso, però, non si scenderà al 5,5%, ma a un’aliquota intermedia rispetto all’attuale 19,6%. Più difficile, invece, che tale riduzione possa interessare la vendita al dettaglio di vini e liquori. A differenza del settore ristorazione, che nell’ultimo anno ha registrato una contrazione del 7%, i consumi di vino non hanno conosciuto particolari battute d’arresto. E per lo Stato rinunciare anche a una piccola parte dell’imposta sarebbe una voce negativa non indifferente nei conti pubblici. Già la riduzione dell’Iva sulla ristorazione costerà, il primo anno, non meno di due miliardi di euro. Poi la speranza è che comincino ad apprezzarsi i benefici della misura, cioè una ripresa dei consumi con un’apprezzabile ricaduta sulle entrate. Nel frattempo al di qua della frontiera, segnatamente a Ventimiglia, si spera che le aliquote restino ferme per vini e liquori: diversamente per le bottiglierie della città di confine sarebbe un salasso non da poco.

 

Il Secolo XIX del 30 Giugno 2009

30-06-2009
Fabio Pin


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