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Nei cestini dei rifiuti i segnali della crisi

Supermercato
L’altra faccia della crisi si nasconde, in un certo senso, nei cestini dei rifiuti dei supermercati savonesi


L’altra faccia della crisi si nasconde, in un certo senso, nei cestini dei rifiuti dei supermercati savonesi. Quelli, per intenderci, piazzati nei reparti di frutta e verdura dove ci si serve da soli. In questi cestini finiscono diversi chilogrammi di scarti, perché sono sempre di più i clienti che, per risparmiare, si puliscono la merce con uno zelo particolare. Una prova? Basta visitare un qualsiasi punto vendita per capire quello che succede. E se si sceglie un buon punto di osservazione non si farà fatica a trovare clienti che mondano con estrema attenzione cespi di lattughe, verze, cavolfiori e porri. Tutto per portarsi a casa solo le parti migliori e risparmiare, così, sul conto finale della spesa. «Alla fine viene buttato via il 2 per cento della merce», spiega Marzia Maceri, 42 anni, caponegozio del “Gulliver” di via Doberti. Che fare di tutti questi scarti? «Spesso li diamo a un uomo che ha un pollaio. Almeno la verdura buttata viene data in pasto a galline e polli», dice Diego Vulpetti, 46 anni, titolare del supermercato “Conad” di via Servettaz.

 

Il profilo di chi pulisce le verdure per risparmiare? «Di solito è un uomo di mezza età con una pensione modesta», spiega Vulpetti. Poche entrate, piccola casa di proprietà, vedovo o celibe. È l’esempio tipico di chi deve fare i conti più pesanti con la perdita di potere di acquisto dovuta alla recessione globale. «Sono persone - dice un addetto all’antitaccheggio di un punto vendita del centro - che non riescono ad arrivare a fine mese».

 

L’attenzione rispetto al risparmio è solo una delle facce della crisi. Un’altra è sicuramente rappresentata dal numero crescente di clochard: «Negli ultimi anni sono aumentati. Adesso ne vedo in giro decine. Entrano qui in cerca di cibo», dice Vulpetti. Ma l’effetto principale della recessione è un altro: il taccheggio. Come hanno confermato studi internazionali (ad esempio la ricerca eseguita dal Centre for Retail Research e commissionata da Checkpoint Systems), il fenomeno è in aumento. Secondo il Barometro mondiale dei furti nel retail (settore negozi e grande distribuzione) la percentuale legata alle differenze inventariali (che indica le discordanze tra la situazione contabile e quella effettiva del magazzino merci ad una certa data), in Italia, è cresciuta del 6,2%. Segno che molta merce sparisce nel nulla (1,36 per cento di quello che effettivamente viene venduto), con tutta probabilità per mano dei ladri.

 

Qual è la situazione a Savona? «Entrate in calo: 5 per cento in meno rispetto al 2008. I furti, invece, sono aumentati del 15 per cento, con forti ricadute sul consumatore», dice con rabbia il titolare di un punto vendita. Quanto ai furti di verdura? Anche in questo caso le cifre sono importanti: dall’inizio del mese ad oggi la media delle persone che, nei reparti self service, si pesa meno merce di quella che poi presenta alle casse è molto alta: «Dall’inizio dell’anno ne abbiamo sorpresi una ventina», dice Marzia Maceri. Un dato che viene confermato anche in altri negozi. «Anche in questo caso c’entra sicuramente la crisi, ma alcuni lo fanno per abitudine», dice Maceri.

 

Il Secolo XIX del 08 Febbraio 2010

08-02-2010
Pablo Calzeroni


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