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Carenze strategiche del turismo in Italia

Carenze strategiche del turismo in Italia(A.Cacciola Donati – Onda International, 02/08/17) – Non voglio parlare delle solite inefficienze riguardanti il turismo in Italia come altrove. Vorrei porre l’accento su qualcosa di molto più preoccupante, ovverosia l’assenza più completa di una strategia globale dell’industria turistica nel Belpaese.
Infatti, anche se esistono tentativi eccellenti in Toscana come in Veneto e altrove, si tratta di sforzi non collegati tra loro e sovente concorrenti, pur essendo l’Italia ben piccola rispetto a tante destinazioni turistiche internazionali.
Occorre darsi conto che ormai non è più sufficiente attendere l’arrivo dei viaggiatori attratti dalle incommensurabili bellezze che il Paese è in grado di offrire, soprattutto in un’epoca in cui il movimento turistico mondiale è gestito da un numero limitato di tour operator e di piattaforme online. In particolare, le scelte di quel miliardo di persone che viaggia ogni anno nel mondo per turismo (dati 2015) sono sempre più legate alla presenza digitale delle destinazioni e delle loro risorse (artistiche, culturali, naturali, gastronomiche, etc…), aspetto nel quale l’Italia detiene un ritardo anacronistico.
Nel rapporto sull’e-tourism 2016 di Bem Research, realizzato utilizzando Google e i social dedicati, in primis Facebook e TripAdvisor, si è cercato di misurare la “performance online” dei principali siti storico-artistici pubblici italiani, scoprendo così che anche quelli più efficienti come Cenacolo Vinciano, Forte di Bard, Museo del Castello di Miramare, Museo Egizio di Torino, raggiungono numeri indice tra 70 e 100, contro il 162 del Prado di Madrid, 157 della Tour Eiffel, 139 della Torre di Londra. La media dei siti italiani, campionati, si detiene a 62.
Le ragioni possono essere molteplici: tecnologiche, linguistiche, contenutistiche, finanziarie, etc… ed andrebbero affrontate in modo specifico. Anche se, basandoci sulla diretta conoscenza di esperienze straniere, ci si rende conto che la digitalizzazione da sola non è sufficiente.

Le idee e la fantasia nel nostro Paese non sono mai mancati, solamente le iniziative sbocciano qua e là senza nessuna coordinazione tra di loro: così può succedere che il turista amante dell’arte che affolla Firenze ignori le meraviglie che si trovano a poca distanza a Certaldo o a Bologna, magari in un ambiente più tranquillo.
Comunque, non sarà certamente la devoluzione delle competenze regionali in materia turistica a risolvere il problema, anzi è di fondamentale importanza che le regioni continuino a occuparsi di queste come di altre risorse legate al territorio.  Semplicemente occorre lavorare congiuntamente in aree che raggruppino realtà simili dal punto di vista storico e culturale, offrendo pacchetti turistici che conducano il viaggiatore, seguendo un tema o altro, da una tappa all’altra attraverso le città e le regioni italiane.

Aggiungerei, a mo’ di conclusione, che il risultato della concorrenza tra una destinazione e l’altra nell’ambito di un piccolo Paese è inevitabilmente a saldo negativo!