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Salute e industria farmaceutica

(Angelo Cacciola Donati – Onda International, 11/04/21) – È proprio il caso di dire che dipendiamo dalle imprese farmaceutiche: sono loro che hanno in mano i vaccini che dovrebbero aiutarci a superare l’attuale pandemia. Però proprio su questo punto sorgono spontanee riflessioni che vorrei condividere con voi.

La dimensione economica
L’industria farmaceutica è una delle maggiori e più redditizie del mondo. Molte delle imprese cosiddette “Big Pharma” hanno delle entrate annuali superiori a quelle della maggior parte dei paesi del pianeta. Per esemplificare, Johnson & Johnson è più ricca di nazioni come la Nuova Zelanda e l’Ungheria. Ancor più significativo: Novartis e Glaxo hanno ognuna un fatturato annuale che grosso modo equivale a un quarto (48-49 miliardi di euro) dell’ammontare complessivo del Recovery Fund per l’Italia (209 miliardi di euro).
Di seguito riportiamo i fatturati (chiffre d’affaires) delle dieci principali multinazionali del settore relativi al 2020.


La salute come merce
La graduale privatizzazione della società occidentale ha condotto alla mercificazione di tutti i settori, sanità compresa, delegando sempre più servizi al settore privato. È venuta così meno la direzione e gestione da parte delle amministrazioni pubbliche di un ambito tanto strategico come la salute collettiva. Si è preferito finanziare dei laboratori farmaceutici privati piuttosto che la ricerca universitaria, sovente smantellando istituzioni pubbliche di prestigio.

L’ottica delle imprese
Purtroppo, le aziende private hanno come fine il profitto e non il benessere pubblico, per cui non deve scandalizzare la situazione venutasi a creare con i vaccini, anche se per molti versi singolare e contraddittoria. Infatti, fin dagli inizi della pandemia le imprese farmaceutiche che avevano scelto di dedicarsi alla ricerca sui vaccini vennero largamente finanziate un po’ da tutti gli stati del mondo. Si riprodusse così uno schema abbastanza curioso, nel quale la spesa pubblica rappresentava un trasferimento a titolo gratuito alle farmaceutiche, mentre il profitto restava privato e la collettività non riceveva in cambio nessuna garanzia di controllo e intervento. Nella pratica, abbiamo finanziato dei vaccini destinati a esserci rivenduti con un consistente margine di profitto, nei tempi e nei modi scelti dalle aziende. Un classico schema di VINCI-VINCI!

I limiti del libero mercato
Alcuni decenni addietro esisteva ancora il primato della salute pubblica su quella privata, dove gli stati svolgevano un ruolo chiave nella gestione e nella ricerca scientifica, considerando la sanità come un settore strategico della società. Di questi tempi, invece, solamente gli stati dirigisti, quali la Cina e la Russia, disimpegnano questa funzione direttiva nella salute pubblica. Non che colà manchino le aziende private disposte ad invertire e lucrare; solamente non gli viene permesso di impossessarsi di una sfera sociale tanto importante.

Incerte prospettive
In definitiva, qui non si tratta di essere comunisti o seguaci di Putin. È solo questione di buon senso: certe cose non possono essere lasciate nelle mani dei privati. Le meravigliose regole del libero mercato limitiamole alle merci e ai servizi non essenziali. La ricerca del profitto solo in rare occasioni coincide con il benessere della collettività.

Angelo Cacciola Donati

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