COVID-19 Liguria

A Genova cento senzatetto per le strade

A Genova cento senzatetto per le strade

(M.Fagandini, M.Menduni – Il Secolo XIX, 13/03/20) – «Noi ci siamo. In numero sempre più limitato, sempre tra maggiori difficoltà, ma ci siamo. Ho anche scritto al prefetto: se crolla il sistema del volontariato, dell’associazionismo, queste persone non avranno da mangiare o dovranno cercarlo nell’immondizia. Non mi hanno risposto ma penso mi abbiano letto». Bastano poche parole a Susanna Marcìa, vicepresidente di Soleluna, per rappresentare in maniera plastica le difficoltà degli ultimi. Di chi ha bisogno degli altri per un pasto. Di chi si ritrova sulla strada: senza tetto, sbandato, tossicodipendente, straniero che sopravvive vendendo fiori e pulendo i parabrezza. Di chi è senza tetto: a Genova in cento non hanno mai varcato la porta di una struttura di accoglienza.

Soleluna distribuisce 60 pasti al giorno nel quartiere genovese di Cornigliano. Dal 2002, racconta Marco Girella, «i rapporti si sono invertiti. Un tempo c’erano il 70 per cento di immigrati e il 30 di italiani, oggi è viceversa». Vite al limite, magari solo per le avversità dell’esistenza: «C’è chi ha perso il lavoro, chi ha affrontato una separazione difficile, persone che fino a un anno fa vivevano bene e ora devono decidere se parare l’affitto o mangiare».

C’è una galassia, qui davanti alla sala mensa, che ora è chiusa. «Distribuiamo sacchetti con un pasto ma non li facciamo accalcare. Cerchiamo di cucinare rispettando le cautele. Cerchiamo di esserci». Così la storia attuale di Soleluna diventa emblematica di uno sforzo quotidiano quasi eroico ma anche della sensazione di camminare sul ciglio del baratro.

Persino un sacerdote la vede nera. È don Giacomo, responsabile diocesano di Migrantes: «Dice il Vangelo che gli ultimi saranno i primi. In questo momento gli ultimi sono ancora più ultimi. Persone disorientate e sbandate per le quali è pericoloso, per sé e per gli altri, muoversi sul territorio».

Anche per gli stranieri, con un’emergenza in più che si prefigura: «Ho scritto anch’io alla prefettura, ho chiesto che chi è ospite dei centri di accoglienza perché ha ottenuto il permesso di soggiorno, o non l’ha ottenuto, possa rimanere ancora lì. Ci ritroveremo altre persone senza alcun appoggio in giro sul territorio».

È un affanno che rischia di moltiplicarsi in maniera esponenziale, così come il contagio. In tutta la regione. Spiega un altro sacerdote, don Valentino Porcile parroco dell’Annunziata di Sturla: «Purtroppo queste persone, le più emarginate, non hanno nessuna consapevolezza di quello che sta accadendo. Che cosa si può fare: cercare di dirottarli dove c’è assistenza, spiegare loro che girare, muoversi, può essere rischioso, sia per loro sia per le persone che incontrano». Incalza don Valentino: «Ho cercato tutti quelli che conosco sul territorio. Ma è difficile per noi, per i volontari, perché dobbiamo rispettare tutte le regole di tutela della salute».

Sempre a Genova. Il Comune, spiega l’assessore ai servizi sociali Francesca Fassio, fa decollare da lunedì un servizio con l’aiuto di volontari coordinati dalla Protezione Civile per fare la spesa ad anziani, malati, immunodepressi e a quanti non possono uscire di casa. In meno di 24 ore si sono già fatti avanti quasi 300 persone, saranno «affidabili e autorizzate dalla Protezione Civile». Poi, ancora, il volontariato. «Abbiamo deciso di tenere aperti i nostri dormitori 24 ore su 24. Chi è in strada non potrà più accedervi, purtroppo, sino a che rimarranno attive le prescrizioni. Ma chi è dentro potrà continuare a starci ricevendo l’assistenza. A patto di non uscire», spiega Alberto Mortara, operatore della fondazione Auxilium, testimoniando dello sforzo dei volontari.

Quelli della comunità di Sant’Egidio si stanno confrontando con le stesse difficoltà: «Operiamo dopo aver concordato i nostri interventi con le autorità e riducendo al minimo i volontari – spiega Sergio Casali – e abbiamo chiesto di non venire, in questo momento, ai volontari ultrasettantenni e a chi ha bisogno dei mezzi pubblici. Chi vive di elemosina non è in difficoltà solo perché non ha più un introito, ma anche perché tanti servizi a lui dedicati sono in crisi o chiusi».

Non è semplice, in questa situazione, immaginare un facile connubio tra il welfare pubblico e l’universo dei volontari. «Io – spiega l’assessore regionale alla Salute Sonia Viale – sto contattando tutte le realtà dell’associazionismo. Siamo tutti d’accordo che bisogna fare tutto il possibile perché le persone più deboli, le più fragili, non debbano soffrire anche del senso dell’abbandono». Ma con il sistema economico italiano percorso da scricchiolii sonori e inquietanti, ancora una volta non è semplice. Pierlugi Vinai è il direttore di Anci Liguria, l’associazione dei Comuni italiani. La spiega così: «Già prima dell’emergenza i fondi attribuiti alle amministrazioni per le fasce più deboli della popolazione erano gravemente insufficienti. Bisogna dire la verità: ora tutti i Comuni sono sull’orlo del default. Bisogna solo sperare che il governo, tra i fondi per l’emergenza, si ricordi anche delle fasce più deboli del Paese». Tradotto: è impossibile pensare che i sindaci e i loro assessori possano far fronte, adesso, a queste difficoltà

Anche a Savona l’accoglienza Caritas per i senza fissa dimora è stata modificata. Spiega Marco Giana, direttore della mensa di via Collodi: «Nel dormitorio non abbiamo autorizzato nuovi accessi. Ci sono gli ospiti che soggiornavano da noi prima dell’allarme: si tratta di 9 uomini e 3 donne». Riaffiora il problema dei problemi: in pochi sono rimasti a svolgere l’attività, solo i dipendenti Caritas, mentre i volontari non sono più autorizzati.

A Sanremo sono monitorati una decina di clochard locali del gruppo che bivacca nella stazione ferroviaria. Alcuni hanno accettato l’iniziativa del Comune che consente di trascorrere la notte nel cosiddetto “dormitorio a bassa soglia” della Caritas in cui possono portare anche gli animali da compagnia, cani o gatti.

Nello Spezzino tocca ancora alla Caritas gestire l’emergenza sia per i migranti sia per i senza fissa dimora. Questi ultimi, vengono accolti nel dormitorio della Cittadella della Pace a Pegazzano: 40 letti distanziati, locali sanificati ogni giorno, ogni clochard viene dotato di mascherina.

Una situazione a macchia di leopardo che preoccupa le associazioni, costrette a operare tra sempre maggiori difficoltà. Poi ci sono loro, gli ultimi, che oggi hanno ancora più bisogno di aiuto anche se faticano a comprendere cosa sta accadendo intorno a loro.

M.Fagandini, M.Menduni – Il Secolo XIX, Volontari in affanno, paura per gli ultimi. A Genova cento senzatetto per le strade

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