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Aiutiamo le nostre banche!

(Angelo Cacciola – Onda Newspaper, 16/12/12) – Da diversi giorni, alcune riflessioni mi si ripropongono costantemente al pensiero e vorrei farvene partecipi.
Cominciamo dal debito pubblico che la gente sta lentamente ripagando tra ristrettezze e privazioni: da salta fuori ? Alcuni vogliono far credere che la colpa sia degli sprechi e dei ladrocini perpetrati dai precedenti governi… D’accordo, qualche miliardo lo hanno sicuramente intascato, ma i conti non tornano: stiamo parlando di manovre economiche da 40/70 miliardi. Altri, invece, farneticano affermando che abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità, spendendo troppo nel wellfare (pensioni, assistenza, sanità, università e scuola, etc.). In effetti, ci ricordiamo tutti dei pensionati INPS stesi a prendere il sole sui loro yacht, della squisita accoglienza dei moderni italici ospedali o delle dotte pubblicazioni dei nostri docenti universitari (le mediane pubblicate dal MIUR al riguardo parlano di 0-2 libri scientifici a testa negli ultimi 10 anni). In quanto alla scuola pubblica sarà meglio stendere un velo pietoso.
Mentre la risposta è molto semplice: con le manovre economiche stanno cercando di ripianare i debiti delle banche, di cui lo stato si era premurosamente fatto carico poco tempo addietro.
Sapete? Le banche investivano in titoli ad alto rischio per ottenere più profitti: meglio un bell’esotico bond o fondo d’investimento (di cui si sapeva poco o nulla) al 15% che finanziare l’agricoltore o l’imprenditore italiano al 7%.
Purtroppo, però, il libero mercato funziona solo per i disoccupati e i piccoli imprenditori: le banche non possono fallire! E così, quando arrivò la crisi e quei titoli si rivelarono carta straccia, gli stati si affrettarono ad aiutare i loro amici banchieri (in Italia, poi, i due poteri quasi si identificavano…).
Concludendo, tutto sommato, dovremmo esserne fieri e ricordarci, quando entriamo in un’agenzia bancaria, che un po’ di quei muri, scrivanie, computer… ci appartiene.