Liguria

Arresti al porto di Rapallo

Arresti al porto di Rapallo

(Il Secolo XIX, 17/06/20) – «Sono sul tavolo del Comune di Rapallo tante ipotesi, adesso dobbiamo leggere bene le carte, il decadimento della concessione comunale» alla società Carlo Riva «potrebbe essere un’ipotesi, “decadere” è una parola significativa, ma cosa vuol dire? Vuol dire “tempo”. Quanto tempo? Una revoca vorrebbe dire rallentare la ricostruzione del porto per quanto tempo? E’ compatibile con l’inverno? Sono queste le domande da porsi». Così il sindaco di Rapallo Carlo Bagnasco oggi pomeriggio a Genova interviene sui nove arresti per lo smaltimento degli yacht di lusso dopo la mareggiata del 2018 che ha distrutto il porto turistico Carlo Riva di Rapallo.

«Io devo dare delle risposte precise. Ringrazio la magistratura e i carabinieri per il grandissimo lavoro svolto – commenta Bagnasco -. Intendiamo “studiare”, non sono assolutamente in grado di dare delle risposte precise, perché la materia è complessa, c’è una concessione comunale data a dei privati, ci sono dei procedimenti penali, abbiamo un team di tre avvocati che in collaborazione con l’amministrazione comunale stanno studiando in queste ore le carte per vedere il futuro».

«Il futuro è importante perché per noi non rappresenta solo un porto, è la protezione del centro abitato, – sottolinea – da sindaco la prima cosa che devo fare è mettere in sicurezza la città, se oggi quelle persone sono impossibilitate a intervenire per ovvi motivi, devo dare una risposta alla mia città, ma questa risposta deve essere presa con la massima trasparenza e con il supporto delle leggi in vigore».

La manager del porto e le «minacce ad alcuni armatori»
Marina Scarpino, direttore della società Carlo Riva che gestisce il primo porto turistico d’Italia a Rapallo, «è la principale responsabile delle modalità illecite e abusive con cui è stato gestito lo smaltimento dei rifiuti» di centinaia di yacht di lusso dopo la mareggiata dell’autunno 2018. E’ quanto emerge dall’indagine dei carabinieri, coordinati dalla Dda di Genova, che ieri ha portato a nove misure cautelari nei confronti dei vertici della società ma anche di imprenditori e operatori del settore nautico. In manette è finito anche Pasquale Capuano, imprenditore napoletano che vantava agganci con il clan dei Casalesi. Per la manager, agli arresti domiciliari, «era fondamentale – prosegue il gip Claudio Siclari – ottenere a qualunque costo la regia operativa e organizzativa dell’intera operazione» tanto da arrivare a minacciare il perito di alcuni armatori che «i lavori di recupero avrebbero pretestuosamente ritardato. Consentendo il loro compimento solo dopo la rimozione di tutti gli altri relitti a lei affidati (circa sessanta). Prospettando in tal modo l’ingiusto male di far lievitare in modo esorbitante i costi e i tempi di rimozione». E’ accusata non solo per le minacce ma anche per calunnie e falsi esposti per sviare le indagini e gettare discredito sulle forze dell’ordine e sui sindaci di Rapallo e Santa Margherita.

«I finti esposti per sviare le indagini»
Secondo quanto accertato dai carabinieri di Santa Margherita, guidati dal capitano Simone Clemente, la manager del Porto Carlo Riva Marina Scarpino avrebbe inviato una serie di esposti, firmati da persone inesistenti, in procura a Genova e ad altri enti, con i quali cercava di sviare le indagini e gettare discredito sui sindaci di Rapallo e Santa Margherita. In tutti i documenti venivano segnalate violazioni che in realtà non c’erano. In particolare nel primo, inviato a luglio dello scorso anno, venivano segnalate gravi inosservanze nella manutenzione e delle strutture e della normativa antinfortunistica dentro il porto di Santa Margherita Ligure così accusando il sindaco, in quanto responsabile dell’area. Altre accuse riguardavano il sindaco di Rapallo per il porto pubblico, ma anche la capitaneria di porto e i carabinieri di omesse denunce e omissioni di atti d’ufficio.

Oltre alle nove persone sottoposte a misure cautelari – tutti accusati di reati che vanno dal traffico illecito dei rifiuti, alla violenza privata aggravata dal metodo mafioso, all’illecita concorrenza con violenza e minaccia, intermediazione illecita di mano d’opera e truffa – ci sono altri sette indagati.

Inquietanti sono le conversazioni intercettate dagli investigatori, in particolare quelle fatte da Pasquale Capuano. L’imprenditore arriva a minacciare i giudici napoletani che lo hanno messo in carcere. Durante una telefonata ricorda come i magistrati “non si ricordino dei tempi del 92-93” (riferimento alle stragi mafiose in cui morirono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ndr) e in un’altra dice che sta scendendo in Campania per uccidere il figlio del magistrato che aveva emesso la misura. Dopo il suo arresto, perché era tornato a Napoli nonostante il divieto di ritorno, nella gestione della società subentra la figlia Filomena. I due parlano in carcere e il padre le dice che in cella sta stringendo accordi con alcuni ‘ndraghetisti per entrare nei lavori in porto. E’ la stessa figlia che si vanta poi con la madre dicendo “babbo ha già messo le mani su Rapallo e sta mettendo le mani anche su Genova”.

Il Secolo XIX, Arresti al porto di Rapallo, il sindaco: «Revoca della concessione? È un’ipotesi ma significherebbe rallentare la ricostruzione»

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