Liguria

Chiavari: il Tigullio in età romana

 Chiavari: il Tigullio in età romana(Onda International Newspaper, 05/06/16) – A Chiavari sabato 11 giugno, ore 17, alla Società Economica. Conferenza del prof. Giovanni Mennella su LA ROMANITA’ NEL LEVANTE LIGURE DOPO LA SCOPERTA DEL CIPPO CONFINARIO SUL MONTE RAMACETO Considerazioni e ipotesi per una rilettura del territorio del Tigullio in età romana.

Il sorprendente ritrovamento in comune di Orero, nella faggeta del monte Ramaceto, di un cippo confinario risalente alla metà del II secolo dopo Cristo ha letteralmente scardinato le conoscenze sul Tigullio in epoca romana, ritenente dagli studiosi ormai saldamente acquisite.
Al prof. Giovanni Mennella, ordinario di storia romana e di epigrafia latina all’Università di Genova, considerato uno dei massimi esperti di una materia – l’epigrafia, appunto – che richiede profonde conoscenze storiche, si deve lo studio dell’interessante reperto, recuperato dopo la segnalazione fatta da Italo Franceschini, un milite della Forestale che lo aveva casualmente visto nel 1988 nel corso di un sopralluogo di servizio.

“Non è stato facile ritrovarlo – racconta Vito Basso, uno dei membri del direttivo della “Tigullia”, la sezione chiavarese dell’Istituto di Studi Liguri di cui il prof. Mennella è presidente – perché nonostante la fotografia fatta all’epoca e rintracciata da Franceschini, appariva ormai impossibile localizzare il luogo esatto. Ci siamo recati inutilmente un paio di volte nella faggeta e stavamo già per organizzare una battuta a tappeto allorché l’incontro con delle persone di Acero, frazione di Borzonasca, ci ha portato sulla buona strada. Quando, in loro compagnia, siamo tornati sul monte non abbiamo faticato a individuarlo. Quindi lo abbiamo imbragato e appeso ad un robusto legno come se fosse una preda di caccia e portato a valle. Il prof. Mennella era con noi e non credeva ai propri occhi…”.

A parlare di questo ormai famoso cippo confinario (un “termine”, in altre parole) sarà proprio Giovanni Mennella in una conferenza che terrà nella Sala Presidenziale della Società Economica di Chiavari sabato 11 giugno alle ore 17. Una occasione molto attesa perché lo studioso (cui si deve anche l’identificazione del “nomen” dei Tigullii in una iscrizione d’epoca romana rinvenuta in Marocco) proporrà per la prima volta delle considerazioni e delle ipotesi per una rilettura del territorio del Tigullio durante la romanità.

Infatti l’inattesa scoperta che, come si deduce dalla scritta CAESARIS NS (ossia “proprietà del nostro imperatore”), si riferisce ad un latifondo appartenente al fisco imperiale, solleva non pochi interrogativi, dall’economia di quest’area montana, ai rapporti con le aree circostanti, allo sfruttamento della faggeta per usi agropastorali ma anche per l’utilizzo dell’abbondante legname che se ne poteva ricavare.

Le tre lettere (P M G) incise sull’opposta faccia del cippo fanno pensare che da lì avesse inizio il compascuo, vale a dire il terreno montano di proprietà comune del “municipium” di Genova; ma non molto lontano, proprio in questa zona, il territorio di Genova confinava con quello di Libarna e con quello di Veleia, due centri importanti di cui sono giunte a noi solamente le vestigia riportate in luce da scavi archeologici. E dal rapporto con i “municipia” vicini nasce il problema della viabilità e dei collegamenti, che certamente esistevano, anche se le strade non erano le “consolari” lastricate e ben tenute che da Roma giungevano fino agli estremi confini dell’impero.

E un altro interrogativo riguarda lo sfruttamento del legname della faggeta, che poteva servire per ottenere carbone o legna da ardere e anche tronchi di una certa lunghezza per farne remi destinati ai navigli. Ma come si portavano a valle, e fino alla costa, questi tronchi così pesanti? Con che mezzi, su quali percorsi?

Sono sufficienti questi argomenti per far capire quanto possa essere interessante la conferenza del prof. Mennella, che certamente non potrà rispondere a tutti i quesiti ma che di sicuro farà comprendere quali spazi si sono aperti nello studio di un’epoca che mille e ottocento anni fa ha caratterizzato un nuovo modo di vivere per le popolazioni del Tigullio.

L’iniziativa della conferenza, d’intesa con la Soprintendenza Archeologia della Liguria cui il cippo è stato consegnato, è stata presa dalla Sezione “Tigullia” dell’Istituto di Studi Liguri di concerto con la Società Economica e in collaborazione col “Lascito Cuneo” di Calvari. Questo centro culturale della Fontanabuona ha infatti fornito al prof. Mennella informazioni riguardanti la viabilità antica e il documentato sistema (detto “fluitazione”) che consentiva di portare il legname al mare sfruttando le piene del Lavagna.