(E.Folli – Il Secolo XIX, 09/07/20) – Girando per Lavagna, in questi giorni, ci si imbatte in una città viva e colorata, dove l’arte di strada regala nuova vita a muri e sottopassi e dove si incontrano artisti che realizzano sul momento il loro lavoro. Lavagna si affida all’arte: i protagonisti ne studiano la storia della città, e la fanno rivivere in chiave moderna. Fino a lunedì 20 luglio, infatti, è in corso “FestivArt – Chiamata alle arti”, evento promosso dal Comune, per dare nuova vita alla città, e rende protagonisti anche i residenti.

Il direttore artistico è Ivan Tresoldi, poeta di strada, artista, che, da Milano, ha portato con sé una decina di colleghi, di respiro nazionale e non solo, e ha coinvolto anche autori di “casa nostra”.

Nei sottopassaggi, che conducono in passeggiata, in galleria Cavour, sul lungomare, dalla scuola Don Gnocchi, si vedono raffigurate le portatrici di ardesia e disegni che ricordano il mare e i marinai, per rendere omaggio alla città di Lavagna, ma anche, ad esempio, una Madonna nera con un bambino in braccio e una zattera rotta, per riflettere sul tema degli sbarchi.

Chekos’Art, è arrivato da Lecce, e dal muro della scuola media, sta ultimando una portatrice di ardesia: è partito da una foto storica, e da lì: «Ricostruisco un’immagine moderna. Il volto è di mia moglie, l’idea è legare il passato al futuro, una sorta di passaggio di testimone. L’obiettivo – prosegue – è stimolare la mente, attraverso la percezione dell’occhio». Questi lavori si apprezzano da distante, viste le grandi dimensioni. Chekos’Art utilizza la tecnica dello stancil: «Prima lavoro su carta, poi scelgo le immagini, mixo macchie e colori astratti, per alleggerire il movimento al murale».

Ninarò abita a Roma: «E’ un’esperienza molto interessante a livello di scambio con le persone, la mia è un’espressione visuale», spiega. Anche lei ha realizzato una portatrice di ardesia, sotto la galleria, all’altezza di piazza Cordeviola: «E’ la celebrazione del lavoro umile. Una donna che fa un lavoro pesante, non guadagna, e a fatica, sostiene questa pietra, e sopra di lei, le montagne e dunque il mondo, vedi? – dice indicando in cima al murales – La tecnica è quella pittorica, utilizzo i colori in modo irrazionale. Parto da quelli che attirano la mia attenzione, poi ne metto altri per smorzare i contrasti forti da cui incomincio».

Conosce la Liguria, ha lavorato a Genova e La Spezia, Mr Caos. Proviene dalla Lombardia, ha terminato una speciale dedica ai pescatori, una poesia sul muro di piazza Milano che conduce al porto: «Ci sono voluti tre, quattro giorni di lavoro. Mi piace scrivere poesie, scatta dalla voglia di farsi leggere, questa è arte urbana, poesia di strada. Sono delle cartoline, è un modo di relazionarsi con la gente».

Come detto, sono protagonisti anche artisti del territorio. Tra questi, Sebastian Victor Vug ha realizzato alcuni teli che dal porticato Brignardello si affacciano su piazza Marconi: «Ho raggiunto il mio obiettivo. I “teli della vita” tra la gente suscitano emozione, movimento e colore. Questa è una nuova esperienza post Coronavirus. Pur nel rispetto delle regole, c’è bisogno di una rinascita – spiega mentre ravviva il colore su alcuni drappi – Utilizzo una tecnica mista, per approcciare al meglio con la luce e col trapasso interno esterno del porticato».

All’interno del Brignardello, oltre ai disegni dei bambini delle scuole e della ludoteca Lululand, ci sono i quadri di Silvio Caffini Fumagalli milanese, ma ormai lavagnese di adizione, (ci vive da 8 anni): «Lavoro in acrilico, rappresento soprattutto volti di donna, ognuna, è sempre un’incognita – dice sorridendo – Quando dipingo mi estraneo completamente. Per realizzare un quadro, di solito, impiego circa un paio d’ore».

E.Folli – Il Secolo XIX, Le portatrici di ardesia, il mare, la poesia più lunga del mondo: ecco FestivArt a Lavagna

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