(I.S.Costarelli – Onda Newspaper, 10/04/11) – “Lavapiés: probablemente el mejor barrio del mundo”. Di t-shirts che recitano questo slogan se ne vedono molte da queste parti. Sono appese alle bancarelle del Rastro, il più grande mercato all’aperto d’Europa. Proprio dietro queste parole si cela un interessante indizio. Forse Lavapies è davvero, come dice la scritta,  il miglior quartiere del mondo, per il semplice fatto che ne è una copia in una miniatura.  Un mosaico fatto di persone, colori e odori provenienti da angoli lontanissimi del planisfero, a soli due passi dal centro di Madrid.  Lavapiés è una vera e propria finestra sul mondo.

Il quartiere prende il nome dall’antico rituale del lavaggio dei piedi, praticato dagli ebrei prima di entrare nei luoghi di culto. Quella fontana, dove un tempo si svolgeva la ceremonia, oggi non c’è più. Al suo posto sorgono  un chiosco, uno scivolo e altri giochi per bambini. Anticamente,infatti, il barrio era abitato dalla comunità ebraica di Madrid,  prima dell’espulsione nell’anno 1492. A Lavapiés  ha poi vissuto Pablo Picasso, un ospite illustre passato di qui durante la sua permanenza nella capitale  spagnola.  Agli inizi del XX secolo, il barrio fu abitato principalmente dalla clase operaia madrileña, che si stabilì nelle “corralas” -case antiche e di piccole dimensioni, costruite attorno ad un cortile-
Successivamente  affluirono molti giovani attratti dagli affitti a basso costo, seguiti poi da numerosi esponenti del movimento okupa spagnolo.
Intanto le ondate migratorie si fecero sempre più intense, mentre gran parte della popolazione nativa abbandonava Lavapiés.
Oggi, una piccola percentuale di madrileni convive con l’elevatissimo numero di immigrati provenienti da qualunque regione del mondo: Cina, India, Pakistan e una notevole presenza di africani. La convivenza è a volte scandita da episodi di intolleranza e diffidenza, che danno un’ immagine poco rassicurante del barrio.
Per queste strade si percepisce un fermento culturale che non ha eguali. Le idee importate da ogni parte del mondo, fanno di  Lavapiés  uno dei laboratori partecipativi più interessanti della città.
Inoltre, il recupero di  rovine storiche degradate, come “Las Escuelas Pías”, mostra la capacità del quartiere di valorizzarsi. Si tratta, infatti, di un edificio religioso di fine Settecento, distrutto durante la guerra civile spagnola. Dopo un lungo periodo di  abbandono è stato oggi riconvertito in una importante biblioteca.
Un altro interessante esperimento di riconversione riguarda l’ex fabbrica di tabacco di Lavapies. Un edificio di circa ottantamila metri quadrati rimasto a lungo inutilizzato, e oggi divenuto sede del più grande centro sociale autogestito della Spagna: “La Tabacalera”. Uno spazio che consente a  chiunque di prendere parte alle attività educative e di svago che vengono offerte liberamente: corsi di yoga, danza, pittura, cineforum, teatro e tanto altro.
Le piazze sono spesso prese d’assalto da artista di strada senza, che si esibiscono ad un improvvisato pubblico di passanti. A volte ci si arrangia anche con un piccolo stereo portatile, sufficiente per diffondere note musicali tra i vicoli del barrio.

Non manca la voglia di  riflettere e confrontarsi su temi legati all’ attualità.
La “Asociación de vecinos La Corrala” offre agli abitanti del barrio un punto di riferimento per l’organizzazione di eventi, e la gestione di iniziative di carattere culturale ed educativo.  Ci si incontra, si discute e si scambiano opinioni in un clima di totale libertà. Quello che conta è partecipare.
In passato, alcune di queste associazioni hanno portato avanti progetti di notevole impatto sociale. Una su tutti “Lavapiés contra el sida”, un programma di sensibilizzazione e lotta all’AIDS.

Lavapiés incarna nel migliore dei modi  il carattere solidale e coinvolgente della capitale spagnola.  Una città capace di cogliere sfide importanti per convertile in risorse accessibili a tutti.

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