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Il Sole e i suoi falò

(E.Battifoglia – Ansa, 13/07/20) – La superficie del Sole è costellata di innumerevoli eruzioni che ricordano dei falò, mai viste finora e rivelate dalle immagini inviate dalla sonda Solar Orbiter, gestita dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) in collaborazione con la Nasa. Lanciata il 10 febbraio, la missione è la più ambiziosa mai diretta al Sole. Ha catturato le immagini con suoi dieci strumenti, tre dei quali italiani, realizzati da Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Istituto Nazionale di Astrosifica (Inaf), Thales Alenia Space (Thales-Leonardo). Università di Firenze, Genova e Padova.

Lanciata il 10 febbraio, la sonda Solar Orbiter ha completato a metà giugno la fase di messa in servizio e ha eseguito il suo primo avvicinamento al Sole. Poco dopo, i gruppi scientifici europeo e statunitense responsabili dei 10 strumenti della missione hanno eseguito all’unisono i test di tutti gli strumenti e il risultato è stato sorprendente e al di sopra di ogni aspettativa.

“Abbiamo al momento solo le prime immagini e già possiamo osservare nuovi fenomeni interessanti”, ha detto il responsabile scientifico della missione, Daniel Müller. “Non ci aspettavamo davvero di avere risultati così importanti già all’inizio”, ha aggiunto. Non appena completata la fase di verifica tecnica, la sonda ha già confermato quanto siano giustificate le grandissime attese del mondo scientifico.

Le immagini sono state catturate dalla distanza di 77 milioni di chilometri, circa la metà di quella che separa la Terra dal Sole. Al momento è impossibile stabilire se le piccole eruzioni fotografate siano o meno legate a quelle più grandi viste finora. Sebbene presi singolarmente questi piccoli falò sembrino insignificanti, secondo gli esperti potrebbero influenzare la temperatura della parte più esterna del Sole, la corona.

I dieci occhi di Solar Orbiter che osservano simultaneamente il Sole permettono infatti di cogliere dettagli invisibili agli strumenti finora puntati sulla nostra stella. Componendo le immagini di ognuno in un unico mosaico, forniscono un quadro unico del Sole e dell’ambiente che lo circonda”. Dei dieci strumenti, sei sono telescopi puntati sul Sole e quattro controllano l’ambiente che circonda la sonda, esposta a temperature altissime e protetta da uno specialissimo scudo in grado di resistere a temperature fino a 500 gradi, grazie al rivestimento di polvere nera a base di fosfato di calcio, molto simile ai pigmenti usati decine di migliaia di anni fa nelle pitture rupestri.

Il coronavirus non ha fermato la missione
Sono il risultato di un lavoro incessante, proseguito nonostante la pandemia da Covid-19, le foto del Sole inviate a Terra dalla sonda Solar Orbiter. Tutti i gruppi scientifici coinvolti nella missione non si sono mai fermati durante il lockdown, rileva in una nota l’Agenzia Spaziale Italiana (Asi), che con l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) ha coordinato tre dei dieci strumenti di bordo di una missione simbolo dell’eccellenza italiana.

Una prova dell’eccelenza italiana
Importante il ruolo delle Università di Firenze e Genova e Leonardo. “I team scientifici hanno realizzato un grande lavoro che non si è mai fermato e a metà giugno è stata completata la prima fase di messa in servizio della sonda, che ha eseguito il suo primo avvicinamento al Sole”, rileva l’Asi.

Fra gli strumenti italiani, Metis è il coronografo, che osserva lo strato più esterno dell’atmosfera solare, la corona. Finanziato e gestito dall’Asi, è nato dalla collaborazione di Inaf, Università di Firenze e Padova, Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Ifn), OHB Italia e Thales Alenia Space, istituto tedesco MPS di Gottinga e Accademia delle Scienze di Praga. Il responsabile scientifico è Marco Romoli, dell’Università di Firenze. E’ uno strumento “unico nel suo genere”, che “utilizzerà un singolo telescopio, per produrre simultaneamente immagini in banda ultravioletta e visibile”, ha detto la responsabile dei programmi scientifici dell’Asi, Barbara Negri.

Per Silvano Fineschi, responsabile Scientifico per l’Inaf di Solar Orbiter, “il successo del contributo italiano alla missione Solar Orbiter dimostra l’eccellenza della comunità scientifica italiana”.

Gli altri due strumenti italiani sono Swa (Solar Wind Analyzer), e Stix. Il primo comprende tre sensori al plasma per studiare il vento solare e vi collaborano Inaf, Techno System Developments, Planetek, Sitael e Leonardo, con il finanziamento dell’Asi. Stix è un telescopio che osserva i brillamenti solari ai raggi X duri, il cui software è fornito dall’Italia e permette integrare le informazioni contenute nei raggi X con quelle degli altri strumenti di Solar Orbiter.

E.Battifoglia – Ansa, Il Sole e i suoi falò, ecco le immagini mai viste

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