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Izina del regno delle colline (nel Burundi tra il 1800 e il 1900)

Izina del regno delle colline (nel Burundi tra il 1800 e il 1900)

(ACD, Onda International, 16/09/20) – Il razzismo ha le sue radici nella ferma convinzione della superiorità della nostra civiltà occidentale. Non è tanto il colore della pelle a disturbarci, quanto quello che c’è dentro: un modo di fare e pensare che esce dai nostri schemi e scalfigge le nostre ottuse credenze. Ma, in primo luogo, vorrei scusarmi, con tutti gli abitanti del Burundi, per gli errori e le omissioni sicuramente presenti nel mio romanzo. Non mi sono mai recato nel Regno delle Colline e tutte le informazioni di carattere storico ed etnologico riportate, sono basate sui testi indicati nella bibliografia acclusa. Il resto è pura fantasia e tentativo di immedesimazione, costantemente accompagnati dalla vergogna per quello che noi “bianchi” abbiamo commesso.

Mentre lavoravo sulla mia tesi di dottorato, in Svizzera, tra economia e antropologia, mi impressionò quel piccolo paese africano. Il Burundi aveva creato un sistema estremamente avanzato, in cui si era sviluppata una fiorente agricoltura che riusciva a mantenere l’equilibrio con l’ambiente, senza quasi intaccare le risorse naturali. La popolazione viveva egregiamente, pur dedicando poche ore della giornata al lavoro. Perché, allora, il Regno delle Colline era passato repentinamente dal relativo benessere alla miseria più nera. Cos’era successo? Semplicemente, gli occidentali avevano costretto la popolazione a funzionare in un modo che non gli era mai appartenuto: il nostro, quello del cosiddetto “libero mercato”. L’introduzione della moneta, del profitto, dell’interesse e dell’utilitarismo individualista, in un contesto fino ad allora basato sul baratto, sui doni vicendevoli e sulla gratuità delle prestazioni, fecero il resto, distruggendo le radici stesse della società del Burundi.

L’aspetto paradossale è rappresentato dalla convinzione che il nostro sistema economico e sociale sia il migliore che possa esistere. Sembra quasi, che da sempre, le donne e gli uomini, non abbiano avuto altro a cui pensare che accumulare e guadagnare. Mi ricordano un cartoon, con gli Antenati come protagonisti, con le loro auto in pietra, mentre vanno al lavoro e già contano i soldi, di puro granito. Non ci rendiamo conto che il capitalismo e il libero mercato sono una faccenda molto recente? Solamente negli ultimi due secoli queste credenze si sono man mano generalizzate. Anteriormente, unicamente un’infima parte della popolazione (cfr. Fernand Braudel), utilizzava la moneta e pensava attivamente al suo profitto.

Con il personaggio di Izina (il “nome” in kirundi), queste affermazioni teoriche divengono elementi di un’avventura a tratti divertente e briosa. Izina, semplicemente, considera i bianchi come delle persone un po’ strane, con delle motivazioni che il suo cuore non riesce a capire. Il giovane, divenuto guerriero, lotterà per la libertà della sua nazione e per cacciare i colonizzatori, tenendoli sotto scacco per diverso tempo. Perderà i suoi amici più intimi, pur incontrandone di nuovi; troverà la donna con cui costruire una famiglia, ma, soprattutto, in lui non verrà mai meno la speranza in un futuro migliore.

Angelo Cacciola Donati, “Izina del regno delle colline: Nel Burundi tra il 1800 e il 1900”, ASIN : B08H5BLFW8, Amazon.com, 2020

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