La Liguria e la "scoperta" dell’agriturismo del mare

(Il Secolo XIX, 17/06/19) – C’è una barca dove si cucina. Un porto, dove si cucina. Una casa tipica dove pescatori professionisti cuociono e servono il pescato e dove ci si può fermare per la notte. Ci sono escursioni sui pescherecci dove s’impara l’abc della salpata e, a cattura finita, tutti a tavola in rada e buon appetito. Succede e succede sempre più spesso. Lo dicono le cifre. Pescaturismo e ittiturismo sono nella hit dei nuovi mestieri. L’ittiturismo, o agriturismo del mare, in Liguria ha affiancato e, sovente, scalzato il pescaturismo, che prevede, invece, un’escursione a bordo di un peschereccio o di un gozzo per scoprire i segreti della pesca con gli esperti, imparando a usare palamiti, cianciali e reti da posta o assistendo, in rigoroso silenzio, alla “levata” della tonnarella di Camogli.

A volte le due attività si sono integrate e ci sono imprese che le portano avanti in parallelo; più spesso il nuovo arrivato (le disposizioni normative sono contenute nella delibera della giunta regionale 1162/2014) ha preso il posto del suo diretto predecessore.

I “numeri” della crescita
In Liguria le imprese di ittiturismo, secondo i dati più recenti (2018) forniti dall’assessorato all’Agricoltura, floricoltura, pesca e acquacoltura – Settore Politiche agricole e Pesca della Regione Liguria, si sono moltiplicate; dal 2012, quando c’era una sola attività, si è registrata una crescita esponenziale: 7 imprese nel 2013 salite a 12 nel 2014, a 17 nel 2015 e diventate 20 nel 2016, 25 nel 2017 e 31 nel 2018, distribuite in ogni zona.

Meno dettagliata la fotografia del pescaturismo (le autorizzazioni vengono rilasciate dall’autorità marittima di ciascuna provincia) che, dal 2012, evidenzia un calo: da 59 imprese si è scesi di un’unità nel 2013, di 4 nel 2014, risalendo a 56 nel 2015. Attualmente sono una quarantina le barche su cui si fa pescaturismo e una decina le cooperative di riferimento, in tutto l’arco costiero (indicate nel riquadro a destra). In quattro anni il quadro di ittiturismo e pescaturismo, come spiega Augusto Comes, presidente di Federcoopesca Liguria, «si è modificato proprio in virtù dell’avanzata dell’ittiturismo. Entrambe le attività, improntate alla conservazione e al rinnovo delle risorse e allo sviluppo sostenibile, possono dare un impulso alle imprese. Non bisogna dimenticare che il 50% delle barche italiane da pesca, negli ultimi anni, è stato ritirato e demolito». Nuovi mestieri scaccia-crisi, dunque, che portano una boccata d’ossigeno alla categoria dei pescatori (e nuove opportunità, viste dall’altra parte, per il tempo libero in Liguria). Una categoria a rischio estinzione per mancanza di ricambio generazionale. Andar per mare è fatica, sudore, pericolo. Per tirare avanti si punta alla trasformazione di attività che appartengono alla tradizione e alla cultura della gente di Liguria e che possono motivare i giovani, spingerli a investire per costruirsi un futuro dignitoso.

Il Secolo XIX, La Liguria e la “scoperta” dell’agriturismo del mare

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