Liguria

L’Expo Fontanabuona incubatore di idee

L'Expo Fontanabuona incubatore di idee(S.Rosellini – Il Secolo XIX, 02/09/18) – L’Expo prosegue e si propone, ancora, come incubatore di idee su cui sviluppare progetti di rilancio della Fontanabuona. La manifestazione, come spesso accade, ha anche superato qualche problema legato al maltempo, perché il vento che soffiava insieme al breve temporale dell’altra notte ha sollevato un paio di pannelli della copertura del corridoio di accesso al padiglione. Ieri, invece, nuovo convegno, con Roberto Bobbio, docente alla facoltà di Architettura di Genova, che, al Lascito Cuneo, ha riproposto i progetti elaborati dai suoi studenti, quest’anno, in Fontanabuona. Rilanciando: «Anche il prossimo anno accademico porterò da queste parti un altro gruppo di studenti a lavorare sul territorio. L’obiettivo non è solo insegnare loro a fare qualcosa, ma anche far conoscere questo territorio».

Lo scorso anno, i progetti hanno riguardato il recupero possibile, in chiave turistica, di borghi abbandonati o semi abbandonati, come Costa di Soglio (c’era stato anche l’interesse di un gruppo di possibili investitori), Arena e Canavissolo nel territorio di Favale di Malvaro, la rigenerazione urbana dei centri abitati, una revisione della viabilità che velocizzi di molto il percorso lungo la valle, anche in alternativa al molto discusso tunnel. Il prossimo anno, si lavorerà sul paesaggio agricolo. «Con il mio collega, Paolo Rosasco, faremo soprattutto un lavoro di metodo – riprende Bobbio – I ragazzi dovranno interpretare le aree, per riconoscerne le risorse da valorizzare. Sarà importante non parlare più di “recupero” di una paesaggio. L’agricoltura di 100 anni fa era di sussistenza, non produceva surplus rispetto alle esigenze della famiglia. Ma anche il paesaggio del Chianti è diventato come è oggi solo a fine ’800. Bisognerà “inventarsi” un paesaggio in linea con il mercato di oggi».

Si può fare? Renato Lagomarsino, scettico, ragiona anche in riferimento al convegno di giovedì organizzato, sempre qui, dagli architetti Nicla Lercari Lagomarsino e Cristina Nestori: «Si è parlato di ripartenza dell’edilizia e di recupero di terreni agricoli. Onestamente, ormai mi sembra tardi. L’agricoltura è morta, non viene può praticata e non è redditizia».

Quello di cui si può essere certi, invece, dopo i due convegni, è che dall’Expo si costruisce un ponte tra l’Università e il Gal Genovese, agenzia che organizza l’evento ma che, soprattutto, ha come finalità il recupero di fondi per dare corso a progetti concreti sull’economia del territorio: «Sicuramente, questo è l’inizio. Abbiamo preso i primi contatti per lavorare ancora insieme», dice infatti la presidente del Gal, Alessandra Ferrara. La manifestazione, invece, come sta andando? «Per noi molto bene – dicono dallo stand della gastronomia “Punte Veggiu” di Carasco, punto di incontro tra ricette genovesi e… marocchine – Stiamo trovando riscontri». Più cauti dalla Artigiana Funghi di Genova Pra, che propone funghi secchi di varie misure, pinoli di Pisa, pomodori seccati al sole, acciughe, olive: «L’affluenza è forse un po’ molla, rispetto al passato». «Io parto sempre con poche pretese ma, per dire, l’olio l’ho già finito e devo farmene imbottigliare ancora – racconta Serafino Oneto, “La conca degli ulivi” – Intanto, faccio vetrina ai prodotti, alimentari o di cosmesi, fatti con nocciole, lavanda, argan…».

«Le dimensioni della manifestazione sono ridotte, ma la gente c’è – fanno eco da Giada Collection, produzione artigianale di abbigliamento della Val Graveglia – Abbiamo portato già la collezione del prossimo anno. Le vendite dirette sono poche ma i contatti presi sembrano buoni».

S.Rosellini – Il Secolo XIX, Il rilancio dei borghi abbandonati: Expo Fontanabuona incubatore di idee