Culture Liguria

“Mezzo grammo e la neve” vince l’Andersen 2019

(V.Bellobono – Il Secolo XIX, 09/06/19) – Pubblichiamo integralmente la favola vincitrice nella sezione Adulti del concorso, scritta da Valeria Bellobono

C’era una volta, tanto tempo fa, un bambino così piccolo, ma così piccolo, da essere comodamente contenuto all’interno della corolla di un fiore. Avete presente Pollicino? Mignolina? Ecco, lui era ancora più piccolo; più simile a un’ape che a un bambino, in quanto a statura, ma le sue sembianze erano esattamente le stesse di un cucciolo di uomo, anche se aveva la pelle e i capelli bianchi come il latte. Non si sapeva da dove arrivasse, ma qualcuno diceva che fosse stato concepito da un desiderio mai realizzato. Da un sogno così bello da non poter essere concesso, sosteneva Bianca, che lo accudiva con amore dal giorno in cui l’aveva trovato, minuscolo e solo, durante una copiosa nevicata che aveva imbiancato tutto il villaggio di Bijankik. Il piccino resisteva al gelo aggrappato a un bucaneve, e piangeva forte. Sembrava che si fosse smarrito….Così, la giovane lo aveva raccolto insieme al fiorellino, accogliendolo come se fosse un figlio, aprendogli la casa e, soprattutto, il suo cuore. “Come sei piccino…sei leggero come un cristallo di neve… Ti chiamerò Mezzo grammo….”, sussurrò con affetto.

Lo aveva cresciuto con tutto l’amore possibile, ritagliando storie che inseguivano i giorni e rincorrevano gli anni, raccontando fiabe e mormorando poesie.

Bianca cresceva e pian piano invecchiava, iniziando a contare le rughe e i capelli chiari che sostituivano quelli scuri. Mezzo grammo, invece, non cresceva mai. Era sempre uguale e non cambiava nemmeno un po’. Il piccolo amava molto il freddo, così, quando Bianca glielo permetteva, avvicinava il volto a una fessura della finestra, da cui entrava uno spiffero gelato che lo ritemprava ogni qualvolta si sentiva triste, cercando di fermare su di sé quel bacio ghiacciato. E così, lui era felice. Ogni tanto cercava di parlargli, ma il filo glaciale che entrava era talmente sottile da non avere voce. Così, i due si limitavano a farsi compagnia, a scegliersi e abbracciarsi ogni volta che avevano la possibilità di guardarsi o di sfiorarsi.

La vita di Mezzo grammo procedeva tranquillamente, tra le braccia di Bianca, che per farlo divertire lo faceva giocare con le sue lunghe trecce o con una piccola piuma colorata, su cui il piccino volava, volava, volava. E sognava, sognava, sognava. Sempre la stessa cosa: la neve.
Un giorno d’inverno, mentre i pensieri degli abitanti del villaggio procedevano lentamente, intorpiditi da un inverno che si era appena destato, Bianca andò a prendere Mezzo grammo dal suo giaciglio, ricavato dalla corolla di un fiore, sollevandolo delicatamente e portandolo davanti alla finestra.

Mezzo grammo non poteva credere ai suoi occhi. Tutto intorno era completamente bianco e dal cielo cadevano dei fiocchi candidi come i fiori del gelsomino. Era la prima nevicata dell’anno.

Mezzo grammo sapeva bene cosa fosse la neve, ma non ricordava quale fosse la consistenza, il suo odore o il sapore. Il bambino era incantato e non riusciva a smettere di guardare quella magica distesa, che diventava sempre più alta. In cuor suo sapeva di appartenerle. “Bianca, mi racconti ancora la mia storia? Per favore…”. La donna era abituata a quella richiesta e non si stancava mai di regalare a Mezzo grammo la sua voce e le parole sottili.

“C’era una volta, tanto tempo fa, un bambino così piccolo, ma così piccolo, da essere comodamente contenuto nella corolla di un fiore. Apparteneva al cielo, alla terra, o forse solo alla neve. E da lì era nato, un giorno gelido e molto, molto lontano, quando i bimbi ancora potevano arrivare donati da un soffio o da un sussurro. E, così, a bassa voce, il vento lo portò su un fiorellino…”.

“… e Mezzo grammo da sogno diventò bambino…” concluse il piccolo, che conosceva quella storia a memoria. Aveva gli occhi lucidi e non riusciva a fare a meno di guardare fuori. La neve lo incantava. Forse anche lui era fatto di neve, pensava, toccandosi le manine gelate. E sospirava, continuando a contemplare il giardino. Bianca era molto preoccupata. Aveva tanta paura di perdere quel piccolo essere, leggero come un ricordo che non sbiadiva mai, forte come la più bella fra le emozioni. Sapeva bene quale fosse il legame tra Mezzo grammo e la neve, anche se lui l’aveva vista da vicino soltanto una volta, quell’unica volta in cui era comparso nella sua vita. Quanti anni erano passati? Trenta, quaranta, forse sessanta. Bianca non lo sapeva, non li contava da molto tempo, da quando non le bastavano più le sue dita affusolate per farlo. Per lei il tempo era soltanto un modo di vivere, scandito dal giorno e dalla notte, ricamato dal sole e dalla luna, che si affacciavano spesso alla sua finestra per salutarla. Ma ora era diventata vecchia e tante, troppe cose erano cambiate. Il pensiero che prima o poi sarebbe andata via, sul ponte magico, la tormentava. Cosa avrebbe fatto Mezzo grammo senza di lei? Che ne sarebbe stato di lui?

Bianca continuava a guardare il bambino, che contemplava la neve dalla finestra. Si accorse che piangeva. Che diritto aveva, lei, di negargli il suo sogno?

Lo prese delicatamente tra le mani, gli fece indossare un piccolissimo cappotto che aveva tessuto lei stessa molti anni prima, gli avvolse un nastrino azzurro intorno alla vita e lo condusse fuori.

Il freddo era pungente e tutto intorno si udiva soltanto il silenzioso battito d’ali dei milioni di fiocchi che si posavano morbidamente sulla neve già caduta. Tutt’intorno profumava di bianco e di inverno. Era un aroma strano, di quelli che entrano nel naso e arrivano fino allo stomaco e poi al cuore. Chissà come fa il bianco a diventare odore…

Mentre Mezzo grammo restava aggrappato alla treccia della donna, chiusa dal nastrino di raso azzurro, Bianca iniziò a forgiare un bellissimo pupazzo di neve. Erano passati tanti anni dall’ultima volta che aveva toccato la neve…. Esattamente gli stessi che segnavano l’età del bambino. La neve aveva una consistenza soffice e compatta. Era bellissimo sentirla tra le mani, che quasi si bloccavano per il freddo.

Bianca impastava con l’aria i suoi tanti ricordi, che uscivano dalla sua bocca, trasformandosi in rime. Chissà perché nessuno, al di là di Mezzo grammo riusciva a sentire la sua voce…

“È il vento del nord che trasforma i giorni in anni e plasma il vento tra le mani, soffia via pensieri oscuri e affanni. Il tempo di chiudere gli occhi ed è già domani”

Rideva Bianca, mentre la pelle chiara diventava quasi trasparente come la sua voce cristallina. Le labbra sottili si inarcavano, liberando un sorriso dolce e pieno di gioia. La giovane vecchia era bellissima e le rughe gentili che la accarezzavano sembravano le venature che rendono i fiori più belli.

Mezzo grammo cantava con lei e rideva felice, alzando la sua piccola testa verso il cielo e raccogliendo quei giganteschi e pesantissimi fiocchi di neve che gli cadevano addosso, vestendolo di sé per qualche istante. Mezzo grammo ne catturava i cristalli e li modellava tra le mani, trasformandoli in canti, che si propagavano per tutto il villaggio di Bijankik.

“È il vento del nord che trasforma i sogni in bambini porta con sé pensieri e canta inni e plasma il vento tra i cuscini, Il tempo di chiudere gli occhi e odi ancora i tintinni”

Mezzo grammo continuava a coprirsi con i fiocchi che scendevano, ridendo felice. La sua pelle bianchissima si confondeva con il chiarore della neve, che lo blandiva, promettendogli di riprenderlo con sé. Prima o poi. I suoi capelli candidi erano coperti da un sottile strato di gelo che lo accarezzava morbidamente, implorandolo di non lasciarlo mai più. “Sono tornata ogni anno, senza mai riuscire a prenderti. Ti vedevo attraverso la finestra, ti guardavo mentre scendevo piano, pregandoti di tornare da me”, sussurrava la neve, piangendo di gioia. Solo chi non conosce la natura non è in grado di comprenderne il linguaggio. Bianca, tra le lacrime, sciolse il nastro che cingeva il corpo di Mezzo grammo. Il vento del nord lo accolse in un vortice gelato, che lo abbracciò così forte quasi da togliergli il respiro. “Ti ho cercato dappertutto”, sibilava felice. Sembrava che singhiozzasse.

Bianca era ferma da un lato e ascoltava tutto ciò che la natura stava comunicando. Si sentiva responsabile per aver sottratto Mezzo grammo alla neve e al vento, ma, in fondo lei lo aveva salvato e loro lo sapevano bene. Iniziarono a danzare intorno al volto di Bianca, baciandola e accarezzandola. Era come se lei avesse custodito il loro bambino per tutto quel tempo. Cosa mai potevano essere cinquanta o sessant’anni per loro? Nemmeno un soffio.

“Sei stata meravigliosa. Cosa vuoi in dono come ringraziamento?” sibilò il vento, soffiando lieve tra i candidi capelli della donna. “Non voglio perderlo…” sussurrò lei tra le lacrime. “Portatemi con voi…”

Il vento si alzò maestoso, forte come non lo era mai stato. La neve si aggiunse alla danza. Una musica dolcissima risuonava per tutto il villaggio, propagandosi per la vallata e irradiandosi, lieve, per tutto il Paese. Entrambi abbracciarono Bianca, baciandola sul viso e sugli occhi. Lei era al sicuro, si sentiva protetta e non aveva più freddo. Una sensazione di tepore, dolce e irreale si propagava dai piedi per salire sulle gambe, per poi avvolgerla completamente. Quella tormenta di neve assomigliava al calore sprigionato dal fuoco scoppiettante di un caminetto acceso. I suoi sensi erano confusi e, mentre le mani livide continuavano a comporre il pupazzo di neve, Bianca iniziò a ridere. E continuò a ridere, a ridere… Chissà cosa le stavano raccontando il vento e la neve. Si sa soltanto che lei disse “sì”, mentre continuava a gioire, felice.

Trovarono Bianca, nel suo giardino, solo quando il lungo inverno terminò, la neve si sciolse e il sole tornò a splendere sui tetti del villaggio. La videro quando anche gli uccellini tornarono a cantare, l’erba a crescere e gli scoiattoli a saltare da un ramo all’altro. Lei era lì, con l’immancabile treccia che le scendeva su una spalla e un morbido sorriso dipinto sulle labbra sottili. Stringeva un bucaneve tra le dita. Che cosa bizzarra… non si erano mai visti i bucaneve in quella stagione.

Qualcuno, nel ricordarla, disse che era solo una povera matta senza voce, alcuni, che era una donna buona che nascondeva un sogno speciale tra i capelli o dentro ai fiori. Altri ancora, raccontarono di una giovane vecchia che custodiva un segreto che non poteva confidare a nessuno: si sapeva solo che questo segreto era bianco, bellissimo e che pesava circa Mezzo grammo…

V.Bellobono – Il Secolo XIX, “Mezzo grammo e la neve”, ecco la fiaba che ha vinto il Premio Andersen 2019