(E.M.Clementi – Il Secolo XIX, 07/11/19) -«Si parta con un Parco nazionale allargato ai Comuni limitrofi agli attuali, si individui con l’accordo dei sindaci delle zone interessanti dal punto di vista paesaggistico-ambientale con cui stipulare accordi di programma, si lavori come fossero aree parco e alla fine, se funziona, il perimetro si può allargare»: Massimo Caleo si considera il papà del Parco nazionale di Portofino, un figlio che, però, a distanza di due anni rischia di non nascere.

L’ex senatore Pd, sarzanese, è l’artefice dell’emendamento alla Finanziaria che, nel 2017, permise al Golfo Paradiso e al Tigullio di spuntarla su molti altri territori che ambivano alla promozione a Parco nazionale: «Avevo la coda fuori dall’ufficio», ricorda oggi Caleo, che è stato coordinatore Pd dei parchi liguri e presidente dell’ente di Monte Marcello-Magra. Un “upgrade” che oggi spaventa e dunque rischia di fallire se non si troverà l’accordo sulla perimetrazione richiesta dal ministero dell’Ambiente, come ha denunciato ieri il Coordinamento per il Parco Nazionale di Portofino, in una conferenza stampa a Genova. Al sottosegretario all’Ambiente Roberto Morassut, che ieri sulle pagine del Secolo XIX ha proposto una mediazione attraverso una sperimentazione di due anni, per superare le resistenze dei Comuni, Caleo ribatte: «Sarei più puntuale. Possiamo avviare una sperimentazione su un perimetro di almeno tremila ettari, scegliendo fin da subito delle aree con cui attivare delle convenzioni con il Parco. Accordi di programma per sperimentare l’attività del parco: valorizzazione territoriale, progetti per la sentieristica, promozione del marchio. Dopo un paio di anni, se funziona si allargano i confini».

Il modello Cinque Terre non è irraggiungibile: «Portofino è già famosa, con il Parco nazionale diventerebbe una Formula 1 riconoscibile in tutto il mondo. Mi dicono che in inverno negozi e ristoranti sono chiusi, invece alle Cinque Terre c’è turismo tutto l’anno». Sulle contrarietà politiche legate agli interessi di alcune categorie: «Mi sono confrontato spesso con i cacciatori ed è possibile trovare delle mediazioni. I Parchi si occupano del controllo faunistico e organizzano le catture dei cinghiali, anche in collaborazione con loro». Nel 2017, quando ci fu il via libera al progetto, le condizioni sembravano propizie, invece dopo due anni l’iter è in stallo: «Ho incontrato più volte i sindaci Donadoni e Viacava. Ora le elezioni regionali sono dietro l’angolo, ma io sarei per superare gli steccati. Amo la Liguria ed è importante portare a casa questo risultato». Per il consigliere regionale Pd Luca Garibaldi, è necessario definire in partenza il quadro delle dimensioni a cui ci si può spingere, altrimenti il rischio di un percorso in più fasi è che parta il Parco, ma non il resto.

«Serve un disegno complessivo. La Regione finora non ha fatto nulla per invitare il territorio a riflettere sulle prospettive di crescita economica, è stata assente e rigida. Adesso non si può pensare che, derubricata la prima fase, si faccia campagna elettorale dicendo che il Parco non serve o che ci sono troppi vincoli».

M.Menduni – Il Secolo XIX, «Portofino, subito un piccolo ampliamento. Poi accordi di programma per estenderlo»

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