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Raffaello mai visto

Raffaello mai visto

(Ansa, 10/09/20) – Per dipingere il blu degli occhi della bella Galatea, ma anche il cielo e il mare che le fanno da sfondo nella lussureggiante loggia di Villa Chigi a Roma, oggi conosciuta come Villa Farnesina, Raffaello aveva messo a punto un esperimento unico ricreando in bottega il celeberrimo “blu egizio”, il primo colore artificiale della storia, il cui uso si era perso dopo la fine dell’Impero romano, sostituito dal lapislazzuli. E’ il sorprendente risultato, anticipato in esclusiva all’ANSA, di una ricerca sui materiali dell’affresco guidata dal professor Antonio Sgamellotti, accademico dei Lincei , e condotta insieme con ENEA, IRET-CNR, Laboratorio di Diagnostica per i Beni Culturali di Spoleto, XGLab-Bruker.

Una scoperta inaspettata e importante, sottolinea Sgamellotti – professore emerito di chimica inorganica all’Università di Perugia da tempo interessato ai colori dell’artista – perché senza precedenti: “E’ la prima volta che si ritrova in un’opera di Raffaello questo pigmento, e credo proprio che si tratti di un unicum”, dice, sottolineando che la ricerca, alla quale hanno lavorato Claudio Seccaroni (ENEA), Chiara Anselmi (IRET-CNR), Michela Azzarelli, Manuela Vagnini (Laboratorio di Diagnostica per i Beni Culturali di Spoleto), Roberto Alberti, Tommaso Frizzi (XGLab-Bruker), “è un esempio virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato”. Tutti, sottolinea, “hanno prestato la loro opera a titolo gratuito”.

A Roma solo da qualche anno, ma già folgorato dalla passione per l’antico che l’avrebbe portato ad accettare da papa Leone X l’incarico di soprintendente alle antichità, Raffaello potrebbe aver deciso di tentare l’esperimento nel Trionfo di Galatea, la bella Nereide amata da Polifemo, proprio perché si trattava di un soggetto mitologico. Lo spunto sarebbe arrivato dalla lettura di un passo del De Architectura di Vitruvio, che riporta gli ingredienti e il procedimento di preparazione di quel pigmento inventato nell’Egitto dei Faraoni, usato ancora nel mondo greco romano che lo aveva ribattezzato “caeruleum” e poi solo sporadicamente in epoca medievale. Raffaello, racconta Sgamellotti, “cita Vitruvio proprio rispondendo alla lettera del suo amico Baldassarre Castiglione che gli faceva i complimenti per la bellezza della Galatea”.

Le analisi non invasive portate avanti dal gruppo di ricercatori hanno dimostrato peraltro che la ricerca sui colori archeologici in quest’opera non si ferma all’azzurro: “E’ un pigmento antico anche il cinabro tipico di Pompei usato per il drappo che avvolge i fianchi di Galatea”, fa notare lo studioso. In questo caso però si tratta di un pigmento non raro, che Raffaello per la Galatea dimostra di usare con estrema perizia “solo come finitura”, sapendo che si trattava di un colore non adatto alla tecnica dell’affresco e che avrebbe potuto virare al grigio. Tant’è , dopo questo “esperimento” del grande urbinate solo due artisti del tardo rinascimento italiano, entrambi italiani della zona di Ferrara, Benvenuto Tisi detto il Garofalo e Giovanni Battista Benvenuti detto l’Ortolano, useranno per un loro quadro il blu egizio, nessun altro. E l’esperimento di Raffaello rimane ineguagliato anche all’interno della stessa Loggia, tanto che nel gigantesco Polifemo dipinto da Sebastiano del Piombo, l’affresco che affianca il Trionfo di Galatea e ne sembra quasi la prosecuzione, l’azzurro del cielo è realizzato com’era normale allora con il lapislazzuli, lo stesso per intenderci usato da Michelangelo per la Cappella Sistina.

Portato a termine per l’anniversario della morte del grande pittore, poi bloccato dal lockdown, lo studio sul blu egizio nell’opera di Raffaello sarà presentato proprio a Villa Farnesina in occasione della mostra – curata da Sgamellotti e dalla conservatrice della Villa, Virginia Lapenta- che dal 6 ottobre al 6 gennaio racconterà Galatea e Psiche. Un’occasione da non perdere, visto che sempre in quei giorni verranno esposti per la prima volta al pubblico anche i disegni scoperti negli anni ’70 sull’intonaco della parte inferiore delle pareti con il Polifemo di Sebastiano del Piombo e il Trionfo di Galatea di Raffaello, disegni normalmente nascosti da “finti” tendaggi ottocenteschi.

Non solo: al primo piano della villa, organizzata dall’Istituto Centrale per la Grafica, una rassegna ripercorrerà La favola di Amore e Psiche nella traduzione grafica della Regia Calcografia , con disegni, calcografie e matrici. Mentre il nuovo sistema interattivo sviluppato da Isti-Cnr (gli autori sono Gianpaolo Palma e Eliana Siotto) permetterà di navigare nella “Loggia digitale” per osservare a distanza ravvicinata il particolarissimo pergolato della Loggia e, perché no, divertirsi ad distinguere una ad una le 170 specie vegetali presenti nel festoni opera di Giovanni da Udine o le 50 figure animali rappresentate nelle vele della volta, insieme a tutti i particolari della favola di Apuleio che il ricco Agostino Chigi aveva voluto per incoronare il sogno d’amore con la sua Francesca.

Ansa, Raffaello mai visto, Per Galatea ricreò il “blu egizio”

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