Environment Liguria

Reti recuperate sui fondali di Portofino

Reti recuperate sui fondali di Portofino

(R.Galeotti – Il Secolo XIX, 05/09/20) – Sinergia Guardia costiera-diving: recuperati, a Punta dell’Indiano, nell’Area marina protetta di Portofino, a 42 metri di profondità, 30 metri di rete da pesca con 150 chili di materiale incastrato nelle maglie. L’operazione, coordinata dal tenente di vascello Angelo Doria, del V nucleo subacqueo della Guardia costiera di Genova, è stata condotta in seguito alla segnalazione alla Capitaneria dello Style Diving di San Michele di Pagana, di Elena Colombo e Marco Alberti, che hanno partecipato al recupero insieme a Marco Aprile, un dipendente, e a due clienti di Milano, Mattia Perini e Stanislao Frezza (che non sono intervenuti direttamente nell’azione ma hanno potuto documentare con video e foto).

Con Angelo Doria cinque uomini del V nucleo. Una task force completata da Ivan Bruno, comandante dell’Ufficio circondariale marittimo di Santa Margherita, che ha messo a disposizione la motovedetta CP 883 e ha tenuto i rapporti con il Comune di “Santa” che provvederà allo smaltimento della rete (rifiuto speciale). L’operazione a Punta dell’Indiano fa parte di un progetto iniziato nell’estate 2017.

«Un’attività che ha assunto una veste ufficiale in occasione della campagna Plastic free, promossa dal ministero dell’Ambiente nel marzo 2019 – spiega Doria -, quando il recupero delle reti fantasma è stato proposto al ministro Costa che ha subito accolto l’idea. Come V nucleo subacqueo di Genova avevamo realizzato video girati durante le diverse operazioni nella zona di competenza, dalla Spezia a Ventimiglia. Il ministro ha compreso l’importanza di questa attività e l’ha estesa a livello nazionale».

Nel settembre 2019, con la collaborazione dei diving di Liguria, si era proceduto a un censimento delle reti recuperate e altrettanto era avvenuto in tutta la Penisola. Nel gennaio 2020 sono partite le operazioni “sul campo”, stoppate poi dal lockdown e riprese a maggio. Angelo Doria spiega: «I danni provocati dalla perdita, per lo più accidentale, delle reti da parte dei pescatori, sono notevoli. Se le reti sono state abbandonate da poco tempo, “fresche”, come si dice in gergo, continua la loro azione di pesca con il risultato che il pesce catturato muore e diventa esca per altri pesci. In questo periodo, tra l’altro, nella zona di Moneglia, è stato recuperato un cormorano rimasto ucciso proprio in questo modo».Se la rete viene ritrovata sui fondali dopo un tempo prolungato, quando le alghe hanno già ricoperto la sua superficie, «il guaio è che il peso del materiale tra le maglie schiaccia la rete sul fondo e gli abitanti, dalla posidonia ai coralli, vengono soffocati. Questo avviene in tutta la lunghezza e la larghezza della rete. Non solo. I subacquei che scendono sui fondali rischiano, durante l’immersione, di rimanere incastrati, con conseguente pericolo in particolare per i neofiti, che possono andare in ansia e mettere a rischio la loro incolumità e quella dei compagni».

Reti recuperate sui fondali di Portofino. «Hanno causato gravi danni ambientali»

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