“Nel vento di musica e parole”
Il 4 settembre 2010 il suggestivo teatro naturale di Piazza San
Nicola ad Anacapri ospiterà la III edizione del Premio Anacapri Bruno
Lauzi – Canzone d’Autore.
Il concorso, dedicato ai cantautori emergenti, si inserisce nel
cartellone dei festeggiamenti organizzati dall’amministrazione
comunale per la tradizionale Settembrata Anacaprese.
Una serata piena di sorprese ed emozioni per quello che è ormai
divenuto un appuntamento fisso nel panorama della musica di qualità.
Circa 200 le domande di partecipazione. Quest’anno, sul prestigioso
palco anacaprese avranno modo di esibirsi con il loro brano inedito
sette talentuosi cantautori. A valutare le composizioni la giuria
presieduta dal maestro Gianfranco Reverberi e composta, tra gli altri,
da Mariella Nava, in qualità di madrina, Edoardo Vianello, Franco
Fasano, Peppino di Capri, Carlo Marrale, dai giornalisti Alberto
Zeppieri e Cinzia Fiorato e dal musicologo Pietro Gargano.
Questi i nomi dei finalisti ed i titoli delle loro canzoni:
Federica Baioni (Rm) – Grido di pace
Dora Cardone (Na) – Fammi andar via
Fulvio Chiara (To) – Se
Carlo D’Andrea (Le) – Stagioni
Luigi Negroni (Cz) – E sogno
Carlo Piras (Li) – Danse Danse
Sabrina Sadile (Na) – Le maree
Il vincitore sarà premiato da Maurizio Lauzi, figlio del cantautore
genovese.
La kermesse vedrà, inoltre, la performance del musicista e
cantautore Fabio Abate e dell’attrice Cristina Donadio, che
reciterà alcune poesie inedite di Bruno Lauzi. Carlo Marrale, storico
autore dei Matia Bazar, si esibirà con alcune delle sue canzoni più
belle.
Tra gli ospiti, anche, il giornalista Rai Andrea Vianello al quale
verrà consegnato il Premio Anacapri Penna d’Autore.
Anche quest’anno la migliore interprete femminile si aggiudicherà
il Premio Alessandra Cora, istituito in memoria della giovanissima
cantautrice caprese morta nel tragico terremoto d’Abruzzo.
La serata sarà condotta, ancora una volta, dallo speaker Luca
Lazzari e dalla giornalista Alessandra Rotolo di RDS – Radio
dimensione suono.
Maria Rispoli
Ufficio stampa
Vele Bianche editori
Bandiere dei Tea Party, inni ai soldati-patrioti, cori «Usa, Usa» e un tappeto umano di almeno centomila anime dal Lincoln Memorial al Monumento a Washington: il popolo dei conservatori invade il Mall della capitale federale per riunirsi attorno a Glenn Beck e Sarah Palin che invocano «il risveglio dell’America» facendo leva su «fede, speranza e carità».
È il popolare conduttore di Fox tv l’artefice di un evento che punta a far emergere i valori della nazione che non si riconosce in Barack Obama. Beck parla dalle scale del Lincoln Memorial nel 47º anniversario del discorso «I have a dream» del reverendo Martin Luther King per rivendicare ai conservatori i simboli attorno a cui Obama ha costruito la presidenza. «Anche io ho un sogno – grida Beck -: restaurare l’America». La strada che propone è quella della fede: «Sta avvenendo qualcosa che va oltre l’immaginazione, l’America sta tornando a Dio, dopo aver per troppo tempo vagato nelle tenebre è arrivato il momento di concentrarsi sulle cose buone che ci sono in America, su ciò che abbiamo fatto di positivo e che potremo fare in futuro».
Simboli e termini servono per disegnare i contorni di una nuova coalizione. Beck parla di «fede, speranza e carità» evocando il «Great Awakening» protestante per infondere la convinzione che il revival religioso possa risollevare le «forze del bene» come le definisce Palin. Poi legge alcuni passi del discorso di Gettysburg di Abramo Lincoln, dice di «aver dormito questa notte nello stesso hotel dove si fermò King la sera prima del discorso di 47 anni fa» e si commuove – come fa spesso in tv – quando racconta di «aver portato i miei figli nel Monumento a Washington».
Sul palco si alternano l’antiabortista Alveda King, nipote del reverendo simbolo della lotta alla segregazione, il campione ispanico dei St Louis Cardinals Albert Pujol e un capo indiano-americano per proiettare un volto multietnico a fronte di un parterre dominato dai bianchi. È Alveda che ricorda lo «zio Martin» assicurando che «se fosse qui sarebbe al nostro fianco per l’onore della nazione» segnando una continuità fra le battaglie per i diritti civili di allora e quelle odierne: se negli Anni Sessanta il nemico era la segregazione, oggi è l’invadenza di uno Stato onnipotente nelle vite dei cittadini.
Né Beck né Palin fanno accenno diretto a Obama o ai democratici, ma ovunque sventolano le bandiere del movimento dei Tea Party con la scritta «Don’t Tread on Me» (Non mi calpestare) che ricorda l’orgoglio dei coloni contro l’impero britannico. I Tea Party sono reduci da vittorie a raffica nelle primarie repubblicane e si presentano come il vero motore dei conservatori nell’assalto al Congresso democratico alle elezioni di novembre: per Beck ciò che conta in questa fase è rafforzare l’identità, i valori, il credo di questo movimento.
La risposta all’appello viene dal Mall, il cuore di Washington. Oltre mille i pullman giunti da ogni angolo d’America e la Union Station invasa da treni di fan come i 250 membri della Chiesa Battista di Wendell, in North Carolina, e John Malham, 47 anni del New Jersey, che sventola un’enorme bandiera a stelle e strisce dicendo «Dobbiamo difendere le nostre libertà prima che ci vengano del tutto tolte». Zane Zimmerman, 49 anni, è arrivato guidando da Dundee, Ohio, e si riconosce nello slogan «Babies, Guns and God» (bambini, porto d’armi e Dio): «Sono qui non per la politica ma per la fede cristiana che Dio ha dato e i Padri Fondatori hanno messo per iscritto nella Costituzione».
È l’opinione dei fedeli delle chiese a cui Beck rimprovera di «essere cresciuti poco negli ultimi tempi», affidando il riscatto collettivo al rilancio della «Black Robe Brigate» che fu composta da combattivi predicatori protestanti durante la guerra che portò all’indipendenza dal Regno Unito. L’intento di Beck e Palin è «non fare politica», ma non riescono a frenare la passione del popolo degli anti-Obama, sulle cui auto ci sono gli adesivi «Vedo le elezioni di novembre dalla mia casa» mentre passano di mano in mano volantini nei quali l’attuale presidente viene raffigurato con i baffetti alla Hitler.
A dare voce all’America che si oppone a Beck e ai Tea Party è il reverendo afroamericano Al Sharpton che guida una marcia di protesta proprio verso il Lincoln Memorial, accusando il conduttore televisivo di «volersi impossessare di un sogno che non gli appartiene» per tentare di «rovesciare la Storia». «Beck insulta King e l’America intera» afferma infine con rabbia e disprezzo il reverendo Jesse Jackson.
Maurizio Molinari
da La Stampa del 29 Agosto 2010
Una magia di Giandomenico Mesto regala al Genoa i primi tre punti in palio in serie A. Nell’anticipo che inaugura la nuova stagione i liguri sconfiggono l’Udinese 1-0 al Friuli grazie al gol su rovesciata del centrocampista nella ripresa.
Gasperini schiera cinque giocatori nuovi dal primo minuto: il nuovo Genoa non è ancora rodato ma porta a casa il risultato su un campo ostico e condanna i bianconeri di Guidolin alla prima sconfitta, una punizione troppo severa. Unico neo per il Genoa, l’infortunio di Luca Toni nel primo tempo.
Dopo aver detto “no” alla Juve, Totò Di Natale prova a mettere subito la sua firma per l’Udinese, più intraprendente in avvio. Il primo tiro in porta è proprio del n.10 alle soglie del quarto d’ora, dopo un veloce contropiede dei suoi: Di Natale riceve palla da Floro Flores e prova a sorprendere Eduardo con una conclusione d’esterno destro, ma il portiere portoghese si fa trovare pronto. Per il Genoa risponde al 24’ Sculli con un colpo di testa che Handanovic respinge sulla linea di porta con un mezzo miracolo.
L’esordio in rossoblù di Toni dura poco più di mezz’ora, poi il bomber del Genoa è costretto a lasciare il posto a Palladino per un problema alla gamba sinistra. Prima del riposo, è Domizzi ad impegnare Eduardo con un sinistro potente da fuori che l’estremo difensore respinge con i pugni.
In avvio di ripresa l’Udinese attacca con maggior convinzione, ma alle soglie della mezz’ora Gasperini azzecca la mossa da tre punti. Il tecnico dei liguri manda in campo Mesto al posto di Palacio e dieci minuti dopo il neo-entrato beffa Handanovic in acrobazia: sponda di Dainelli, rovesciata di Mesto e 1-0 per il Genoa. Nel finale, l’Udinese va in forcing ma non riesce a raddrizzare il risultato.
da La Stampa del 28 Agosto 2010
E se il carburante sparito nel nulla fosse finito nei serbatoi non solo di qualche dipendente, ma anche in quelli di almeno un paio di ditte private?
E’ una delle ipotesi investigative cui sta lavorando la guardia di finanza di Genova, cui il procuratore Cavallone ha affidato sei mesi fa l’inchiesta sugli sprechi a Palazzo Bellevue, che vede almeno quaranta indagati.
Consistente il fascicolo per truffa e peculato aperto dalla procura sanremese, che vedrebbe il coinvolgimento di quaranta dipendenti comunali, con alcune posizioni già iscritte a registro e altre ancora in fase di accertamento preliminare. Sulla base delle ultime acquisizioni documentali, effettuate alla fine di luglio, le fiamme gialle avrebbero raccolto una serie di elementi indiziari che fanno pensare a un’attività di commercio clandestino soprattutto di gasolio. Migliaia di litri di carburante che attraverso percorsi in parte già smascherati sarebbero stati venduti a prezzi di favore a ditte private.
Dunque a fare il pieno a spese dei contribuenti sanremesi non sarebbe stato solo un gruppetto di impiegati, evidentemente con la complicità di chi aveva il dovere di vigilare su forniture e pagamenti, incrociando i dati di consumi e effettivo chilometraggio registrato dai mezzi comunali. Il procuratore Cavallone non entra nel merito dei dettagli, limitandosi a confermare le ipotesi di reato. Tuttavia, prima di chiudere la conversazione telefonica ammette che l’indagine ha assunto dimensioni più ampie e che «c’è dell’altro», facendo capire che i filoni d’inchiesta sono diversi, così come i settori amministrativi finiti sotto la lente. A carico di alcuni dipendenti, quelli sui quali si sono concentrati i maggiori elementi indiziari, la finanza ha avviato una serie di accertamenti bancari e patrimoniali. Dai primi esiti emergerebbe più di una incompatibilità tra i redditi ufficiali e il tenore di vita. I nomi dei dipendenti comunali sotto inchiesta sono coperti da riserbo. Tuttavia, secondo fonti investigative, profili e ruoli riguarderebbero l’intera scala gerarchica, fino ad arrivare alle presunte responsabilità di alcuni funzionari. Di tutto un po’ nel campionario degli abusi, ma da quanto sembra emergere dagli accertamenti, la vicenda dell’uso improprio del parco mezzi e del carburante, sarebbero soltanto la punta dell’iceberg. Una delle tranche d’indagine chiama in causa, ad esempio, la sistematica sostituzione di caldaie in perfetto stato di funzionamento, ma che nelle relazioni di servizio venivano considerate «non riparabili». Piccoli impianti, ma anche apparecchiature industriali dai costi importanti e destinate a edifici di grosse dimensioni quali scuole, palestre e uffici comunali distaccati. Il sospetto è che qualcuno a Palazzo Bellevue avesse un filo diretto con alcune aziende fornitrici e che godesse di un tornaconto.
E a proposito di spese inutili, dalle carte è spuntata una pratica che gli amministratori comunali definiscono «esemplare». L’episodio risale a tre mesi fa. A una riunione di giunta viene sottoposta all’esame di sindaco e assessori una delibera che riguarda un improrogabile intervento di manutenzione al cimitero dell’Armea. La relazione parla di una tettoia pericolante che rischia di abbattersi sui visitatori. Spesa prevista, 72 mila euro. Gli assessori stoppano la pratica e il giorno successivo effettuano un sopralluogo per scoprire che la soletta di cemento armato è in perfetto stato di conservazione. E con qualche colpo di cazzuola (pare ad opera dell’assessore Fera) i calcinacci vengono rimossi.
Fabio Pin
da Il Secolo XIX del 28 Agosto 2010
Sequestro di persona a scopo di estorsione. È questa l’ipotesi di reato formulata dalla procura della Repubblica di Chiavari e dalla polizia nei confronti di una ragazza di 22 anni e di un diciassettenne. I due, originari della Romania e residenti in un campo nomadi a Genova, sono stati arrestati l’altra notte dagli agenti del commissariato chiavarese, al termine di un blitz che ha consentito di trarre in salvo un pensionato di 82 anni, ex insegnante. L’anziano è stato tenuto in ostaggio per tre giorni e tre notti. Torturato, picchiato, lasciato senza cibo né acqua: tutto per costringerlo a intestare la propria abitazione, in via Fiume a Chiavari, ai due giovani stranieri. L’ottantaduenne al momento è ricoverato all’ospedale di Lavagna. I due arrestati, invece, domani saranno sottoposti a interrogatorio di garanzia da parte del giudice per le indagini preliminari del tribunale chiavarese. La ragazza, incinta, ha trascorso la notte di ieri nel carcere femminile di Pontedecimo, mentre il complice si trova in una struttura genovese e del suo caso si occuperà anche il tribunale dei minori.
Simone Traverso
da Il Secolo XIX del 28 Agosto 2010